A Livigno si arriva in cima in taxi. Vigezzo lascia gli impianti aperti

"Da oggi chiudiamo ma era giusto dare un segnale"

A Livigno si arriva in cima in taxi. Vigezzo lascia gli impianti aperti

Mancava qualche minuto alle 10 quando i carabinieri sono arrivati a Craveggia, il comune della Valle Vigezzo da dove parte la funivia che conduce ai 1.720 metri della Piana di Vigezzo, grande conca alpina al confine tra Italia e Svizzera. Qui ieri mattina si è tenuta la più clamorosa delle proteste contro lo stop alla ripresa della riapertura della stagione sciistica: la società di gestione Vigezzo & Friends ha deciso di tenere aperti gli impianti, sfidando le disposizioni governative anti-Covid. Luca Mantovani, amministratore delegati della società «Vigezzo & Friends» che gestisce gli impianti, conferma: «Siamo aperti e sta continuando ad arrivare gente, intorno alle 8 avevamo già portato in quota con la funivia che collega la valle con le piste e che è un trasporto pubblico locale e quindi può rimanere in ogni caso aperta almeno un centinaio di persone».In effetti i carabinieri si sono limitati per circa un'ora a controllare che non si formassero assembramenti. La decisione del ministro della Salute Roberto Speranza, anticipata domenica sera con un comunicato, è diventata operativa nel momento della pubblicazione con un atto ufficiale, arrivato alle 10.46. Così, attorno alle 11, la cassa della Piana di Vigezzo è stata chiusa ed è stato rimborsato il biglietto agli sciatori in attesa di salire in funivia. Sulle piste l'attività è, invece, proseguita perchè non era possibile materialmente bloccare chi stava sciando. Il pasticcio dovrebbe comunque preservare i gestori della Piana da possibili sanzioni: quanto è accaduto era, a quanto sembra dalle prime informazioni, perfettamente legittimo.

«Nonostante l'apertura, comunque, a partire da oggi anche Piana di Vigezzo si adatterà alle decisioni dell'esecutivo. «Non vogliamo andare contro la legge - ha assicurato l'amministratore delegato - ma ci sembrava necessario dare un segnale forte, e lo abbiamo dato».

Dal Veneto al Piemonte, ira dei governatori. Luca Zaia chiede indennizzi agli operatori del settore per il ritardo con cui è arrivata la decisione del governo. «Manca rispetto per la mancanza», attacca il presidente della Regione Valle d' Aosta, Erik Lavevaz. E di «metodo inaccettabile», parla anche il governatore dell'Emilia Romagna e presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini.

Il presidente del Piemonte, Alberto Cirio, si dice «allibito» dalla decisione del governo. A Bardonecchia organizzato un flash-mob di 3 minuti, a Livigno si sale in pista comunque usando le navette e gli impianti di risalita chiusi non hanno fermato gli appassionati che usano pullman, taxi e auto per risalire a monte e poter scendere poi dalle piste innevate. Le norme, infatti, non vietano lo sci ma solamente l'utilizzo degli impianti. Resta però la grande rabbia.

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