"C'è il rischio che il giorno dopo il referendum ci troveremo di fronte a macerie, intendo tra istituzioni, dentro le istituzioni, anche nella magistratura, dove chi si è espresso per il sì già viene marginalizzato, denigrato in certi casi". Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano viene intervistato dal direttore di Libero, Mario Sechi e parla della sua preoccupazione per questi 30 giorni decisivi prima del voto.
All'evento di Libero quotidiano a palazzo Wedekind su "La sicurezza. Istituzioni, imprese e nuovi scenari", con in prima fila l'editore Giampaolo Angelucci, ci si confronta sulle sfide geopolitiche e Mantovano spiega che per il governo la più importante è l'unità dell'Occidente. Sul punto: "Ho sentito che si parlava di equilibrismo della Meloni. No. Questo appartiene al circo. Si tratta di equilibrio della Meloni".
Ma poi si arriva alla giustizia e all'appello di Mattarella al Csm. "Parole che non vanno interpretare ma applicate. Mi auguro che il clima si allenti. Mi sconcerta che i toni più estremi vengano dalla magistratura associata, da un segretario dell'Anm che dice che con la riforma la polizia potrà uccidere gli innocenti come a Minneapolis o che si arrivi ad affermare che il ministero della Giustizia spia tutti i magistrati, per un sistema che esiste da anni e serve per le videocall. Un magistrato che fa propaganda estrema dà la percezione che non possieda il massimo dell'imparzialità". Sechi chiede qualche esempio di attacchi sopra le righe, Mantovano ne sceglie uno per tutti e riguarda il procuratore di Napoli Gratteri. Non si riferisce all'uscita su massoni e indagati che votano sì, ma alla dichiarazione fatta in tv su La7 alla trasmissione di Formigli, Piazza pulita, il 12 febbraio. "Sentendola - dice Mantovano - ho pensato ad una manipolazione con l'intelligenza artificiale. Ho verificato, era vera. Diceva che sui social i commenti alla sua precedente frase erano di alcune persone perbene, poi di pregiudicati, loro parenti e concludeva: Andiamo a vedere sotto i numeri, ma questo è niente, poi vediamo più avanti se serve altro...". E qui Mantovano sbotta: "Se serve altro? Per caso un procuratore parla di indagini su chi è a favore del sì? Siamo arrivati a questo punto? Dico: fermi tutti".
Mantovano ricorda anche l'invito del Papa: "Disarmiamo le parole". E raccomanda: "Parliamo del merito della riforma, per non fare poi l'inventario delle macerie. Parliamone in contraddittorio, come io farò con il professor Grosso capofila del No". Il sottosegretario difende l'Alta Corte disciplinare, "sarà più garantista, non meno, con i magistrati", difende il sorteggio, "tra persone che decidono quotidianamente della vita delle persone e saranno in grado di nominare un procuratore o un presidente di tribunale".
Sechi ricorda che l'attuale unità delle carriere è fascista, il sottosegretario parla delle valutazioni di professionalità al Csm, citando una recente seduta del Csm, in cui non si è ritenuto che fosse di ostacolo alla promozione né il fatto che l'interessato aveva avuto una censura disciplinare per la scarcerazione di un imputato di 322 giorni oltre il dovuto, né ritardi nel deposito delle sentenze di 133 giorni o addirittura oltre mille. Poi annuncia: "Dopo la vittoria del sì, il 24 marzo faremo una cosa sconvolgente: inviteremo tutti i soggetti interessati alla riforma per scrivere insieme le leggi attuative della riforma".