Lombardia, Veneto Emilia Romagna, Calabria e Sicilia da lunedì arancioni

Il ministro Speranza ha firmato l'ordinanza: restrizioni fino al prossimo Dpcm del 15 gennaio. Nessuna zona rossa, ma i parametri peggiorano. La protesta dei governatori: "Basta con i colori"

Un weekend tutti in arancione, poi si cambia. Da lunedì l'Italia torna ad essere divisa in fasce di diverso colore a seconda del rischio epidemiologico. I dati del monitoraggio dell'Iss sono in peggioramento, ma per il momento nessuna regione è finita in zona rossa. Ce ne sono cinque in arancione: Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Calabria e Sicilia. Tutte le altre sono in fascia gialla. «Dobbiamo tenere il massimo livello di attenzione perché il virus circola molto e l'indice del contagio è in crescita», dice il ministro della Salute, Roberto Speranza, dopo aver firmato l'ordinanza che stabilisce la stretta dettata dai nuovi parametri dell'Rt, in aumento nel Paese per la quarta settimana consecutiva. Ora basta che l'indice sia maggiore di 1 per finire in fascia arancione e maggiore di 1,25 per retrocedere in rossa. Calabria, Emilia Romagna e Lombardia ce l'hanno significativamente superiore di 1, altre 6 lo superano nel valore medio (Liguria, Molise, Sardegna, Sicilia, Umbria, Valle d'Aosta), altre 4 hanno un valore uguale (Puglia) o lo sfiorano (Lazio, Piemonte, Veneto). Anche se il Veneto ha un tasso di incidenza molto elevato rispetto al contesto nazionale e la stessa cabina di regia ha suggerito a Speranza di adottare restrizioni anche nella regione del governatore Zaia, così come in Sicilia. «Questo ulteriore sacrificio lo affronteremo nella speranza che si chiuda definitivamente questo triste capitolo della storia mondiale», commenta il presidente del Veneto, chiedendo però al governo di provvedere immediatamente ai ristori per chi ha subito e subirà danni dalle restrizioni. Perché in zona arancione, lo ricordiamo, bar e ristoranti possono lavorare solo con l'asporto e con le consegne a domicilio. I negozi al dettaglio rimangono aperti, ma i centri commerciali non possono lavorare nei giorni festivi e prefestivi. Chiuse le palestre e le piscine, come del resto erano già per effetto dell'ultimo Dpcm che scadrà il 15 gennaio e che verrà sostituito da un nuovo provvedimento su cui il governo sta lavorando e dal quale, visto l'andamento dell'epidemia, non ci si aspettano maggiori libertà. Chi abita nelle regioni arancioni, da lunedì e fino alla scadenza dell'ordinanza, venerdì (quando con il nuovo Dpcm verranno valutate eventuali proroghe), può muoversi nel proprio comune senza l'autocertificazione, ma uscirne solo per giustificati motivi. Una limitazione che non c'è nei territori gialli, dove ci si può spostare liberamente all'interno della regione. Qui bar e ristoranti rimangono aperti fino alle 18 anche con il servizio al tavolo. Aperti anche i negozi che non vendono beni essenziali. Chiusi invece teatri, musei, cinema, palestre e piscine.

Contro il sistema dei colori e le valutazioni settimanali, si è espresso il governatore della Lombardia, Attilio Fontana: «Serve un sistema più consolidato, in grado di garantire certezze concrete in ogni ambito, sia produttivo, sia di carattere familiare». Anche Vincenzo De Luca, in Campania, boccia l'Italia divisa a zone. Soddisfatto invece per l'arancione nella sua Sicilia, nonostante l'Rt dell'isola non lo prevedesse, il governatore Nello Musumeci, che anzi avrebbe voluto una classificazione più severa, da zona rossa, tanto è preoccupato per l'attuale andamento dei contagi. «Con grande senso di responsabilità, abbiamo previsto misure più stringenti», spiega il presidente della Regione, che ha poi firmato un'ordinanza più restrittiva. Il governatore Stefano Bonaccini è d'accordo con la retrocessione della sua regione («È giusto che l'Emilia-Romagna sia in zona arancione»), ma precisa che con i vecchi parametri non sarebbe accaduto. In arancione anche la Calabria. «Un cosa necessaria», dice Nino Spirlì, il leghista alla guida della Regione: «Devo prendere atto dell'aumento dei contagi, che ora è veramente tangibile, ci sono molti territori che hanno numeri che si sono elevati».

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Commenti
Ritratto di 02121940

02121940

Sab, 09/01/2021 - 17:24

Finché il Ministro Speranza starà al comando e firmerà ordinanze possiamo stare tranquilli. Lui non è all’altezza di fare i veri guai, per i quali il migliore é colui che produce gli ormai famosi Dpcm, cioè l’avvocato Conte, il genio politico acquisito dal M5S.

wregrewgwerg

Dom, 10/01/2021 - 11:49

Curiosamente l'unica regione che è sempre rimasta gialla è quella dove ha sede il governo dell'Italia e emanano le leggi sul covid, ossia il lazio e la sua capitale roma. Addirittura mentre la lombardia e Milano erano in colore rosso o arancione, quindi con negozi e attività chiuse,a roma si inauguravano centri commerciali con mega assembramenti.Sembra che il lazio e roma,dove ha sede il vaticano,siano "immuni" a certi "eventi",a differenza del nord Italia dove il virus è particolaremnte virulento curiosamente nelle stesse zone dove negli anni 70 si verificarono i più sanguinosi attentati della strategia della tensione orchestrata dall'estero con appoggi italici,ossia Milano in Piazza Fontana, Brescia in Piazza della Loggia e Bologna alla Stazione.Curioso che la virulenza maggiore del virus come gli attentati degli anni 70 siano proprio nel triangolo industriale Milano, Brescia e Bologna.