L'Oms voleva cancellare i meriti di Zaia in Veneto e gli errori di Speranza

Il report andava fatto sparire perché privo delle obiezioni di Guerra e di una collega

L'Oms voleva cancellare i meriti di Zaia in Veneto e gli errori di Speranza

Due sottili linee rosse valgono un capo d'accusa. Eccola, la smoking gun, la pistola fumante in mano alla Procura su cui poggia l'accusa dei magistrati di Bergamo che indagano per epidemia colposa al dirigente Oms Ranieri Guerra, colpevole di non aver rivelato ai magistrati guidati da Antonio Chiappani il suo pressing, messo nero (anzi, rosso) su bianco l'11 maggio del 2020. È la versione condivisa del report, scritto dai ricercatori della sede Oms di Venezia guidati da Francesco Zambon e misteriosamente sparito il 13 maggio 2020 dal sito dell'Oms 24 ore dopo la sua pubblicazione, perché - come hanno scoperto i magistrati - Zambon non ha voluto far sue le modifiche richieste dallo stesso Guerra e Cristiana Salvi, responsabile relazioni esterne Oms. Dopo che ne aveva dato la notizia il Guardian, il report fu ritrovato e divulgato ai media da Robert Lingard, il consulente del team legale che assiste i familiari delle vittime della Bergamasca.

Guerra, come i lettori del Giornale sanno, voleva edulcorare il report e nascondere la pessima gestione del governo italiano della pandemia, privo di un piano pandemico aggiornato, di dispositivi di protezione stoccati e di farmaci retrovirali disponibili, tanto da voler cancellare la frase «l'Italia non era totalmente impreparata (quando arrivarono i primi bollettini dalla Cina, ndr)», come dimostra il documento pubblicato dall'Agi. Secondo Zambon il piano «rimase più teorico che pratico con pochi investimenti o traduzione delle intenzioni in misure concrete». «Dobbiamo pesare le parole in maniera molto cauta soprattutto se sono scritte e se rimangono in un documento dell'Oms», scriveva ancora Guerra, preoccupato soprattutto per se stesso, visto che tra il 2014 e il 2017 era lui il capo dell'ufficio di Prevenzione del ministero della Salute ed era lui a dover aggiornare il piano per affrontare un'eventuale pandemia. Ma tra i timoni di Guerra c'erano anche le ricadute politiche negative («il documento potrebbe prestare appigli se non adeguatamente formulato») sul governo giallorosso di Giuseppe Conte, visto che, come dimostrano le chat in mano ai pm, il report doveva essere concordato con il portavoce del Cts Silvio Brusaferro, il capo di gabinetto di Roberto Speranza e ovviamente con lo stesso ministro della Salute. Zambon disse no al pressing («alcune cose non possono essere taciute»), lasciò il report senza le correzioni e fu costretto a dimettersi dall'Oms perché nonostante avesse segnalato l'intervento a gamba tesa ai piani alti, nessuno dell'organismo Onu lo sostenne, violando la policy dell'organismo internazionale.

«Il ritrovamento del report originale è un riscontro per noi importantissimo - dice Consuelo Locati, che guida il team di legali che rappresenta le vittime della Bergamasca - è la prova ulteriore e documentale che chi doveva fare non ha fatto e quindi ha grosse responsabilità istituzionali per violazione di legge, oltre che di eventuali responsabilità penali, alle penserà la Procura».

Anche la Salvi segnalò a Zambon alcune frasi da eliminare. Quello che il Giornale è in grado di rivelare è che una delle frasi che secondo la Salvi avrebbe potuto infiammare il dibattito politico riguardava il Veneto e l'ottima gestione della prima parte della pandemia da parte del suo governatore, il leghista Luca Zaia. Zambon diede merito al sistema di sanità pubblica più forte e alla sua capacità di sensibilizzazione dela comunità («stronger public health network and community outreach capacity»). Una frase, questa, che secondo la Salvi era potenzialmente offensiva dal punto di vista politico (potential for political outrage). Insomma, non si poteva parlar bene dei meriti di Zaia: «Potremo sollevare il disappunto del governo, altrimenti». Ma come ricordò Francesca Nava sul Fatto lo scorso 12 dicembre fu solo grazie a Zaia, all'intuizione di Andrea Crisanti e a un protocollo preso dal piano pandemico non aggiornato che il focolaio veneto si spense sul nascere. Insomma, non si poteva sottolineare un piccolo successo del Carroccio a fronte del gigantesco fallimento del governo giallorosso con 115 mila morti.

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