Londra, boom di ricoveri. Sul lockdown nazionale pesa il "veto" di Johnson

Negli ospedali più pazienti ora che prima del blocco totale. Pub chiusi a Liverpool

«Non agire ora sarebbe imperdonabile». Torna a vestire il piglio da piccolo Churchill il premier britannico Boris Johnson mentre illustra al Parlamento il sistema di chiusura a tre livelli per combattere il Covid in risalita. Con 13.972 casi confermati, BoJo segue un copione ormai collaudato e prima di presentarsi alla Camera lascia parlare il professor Steve Powis che in mattinata ha presentato i nuovi dati delle ammissioni ospedaliere. «Le persone ricoverate per Covid oggi sono 3.837, di più di quelle ricoverate il 23 marzo quando è stato annunciato il lockdown nazionale», ha spiegato Powis dimenticando però di dire che allora il numero dei pazienti raddoppiava ogni due giorni (il 27 marzo erano già 6.245), mentre attualmente il raddoppio avviene ogni 14 giorni.

Ma le statistiche si lasciano interpretare e spesso servono per far ingoiare pillole amare. Come quella che toccherà a Liverpool e dintorni, la prima zona a venir messa da mercoledì al massimo livello di chiusura. Circa un milione e mezzo di abitanti si ritroveranno con pub e bar che non servono cibo, palestre e casinò nuovamente chiusi e nessun incontro sarà consentito tra famiglie né in casa né all'aperto. Anche gli spostamenti verranno limitati al necessario. La maggior parte di Nord dell'Inghilterra tra cui Great Manchester, Newcastle, Nottinghamshire e Midlands rimarranno, per ora, al secondo livello d'allerta che prevede la regola del sei per gli incontri all'aperto e nessun incontro tra gruppi diversi nelle abitazioni. Per i pub e i ristoranti continuerà a valere la chiusura alle 10 di sera.

Se la caverà meglio il resto del Paese, Londra compresa, in cui le persone potranno ancora incontrarsi fuori e in casa a gruppi di sei. Dappertutto scuole e posti di lavoro resteranno operativi. L'aula non ha fatto sconti a Johnson che è stato oggetto di critiche trasversali, molte delle quali relative alla mancanza di un reale sostegno finanziario per le categorie commerciali più colpite dalle restrizioni. Il leader laburista Keith Starmer è tornato a sul tasto dolente del sistema di test e tracciamento. «Il primo ministro ci aveva promesso che il 100 per cento dei risultati dei tamponi sarebbero stati disponibili in 24 ore. Secondo gli ultimi dati soltanto il 25,7 per cento della popolazione lo riceve in questo lasso di tempo».

Disappunto anche da parte di alcune amministrazioni locali, con cui il governo ha avuto dei colloqui, ma che erano state avvertite delle restrizioni soltanto un paio di giorni prima. Andy Street, il sindaco conservatore di West Midlands si è detto «deluso» che la sua area sia stata inserita al secondo livello. «Non è qualcosa su cui i leader regionali si sono mai accordati», ha detto sottolineando come neppure l'epidemiologia locale fornisca un supporto valido alla decisione governativa.

E mentre ieri l'università di Nottingham faceva registrare un picco di nuovi contagi, tre ospedali a Manchester, Sunderland e Harrogate sono pronti ad accogliere nuovi malati in modo da allentare la pressione sul servizio sanitario, sebbene i reparti di terapia intensiva siano ancora lontani dal sovraccarico. Sempre ieri in una conferenza stampa il Cancelliere Rishi Sunak ha preannunciato un nuovo piano di supporto finanziario in tre parti «per proteggere i posti di lavoro e le imprese in ogni regione del Paese». Johnson ha comunque escluso un secondo lockdown. «Ora provocherebbe solo danni immediati».

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