Londra contro Schengen «Da noi solo migranti Ue che abbiano un lavoro»

Gran Bretagna, Germania e Francia chiedono un vertice europeo urgente. Italia muta

«Alla lunga non potremo assorbire l'attuale valanga di arrivi di richiedenti asilo perché ottocentomila sono troppi». In questa frase pronunciata ieri dal ministro tedesco dell'Interno Thomas De Maizière c'è il senso (normale buon senso, verrebbe da osservare) della recente sensazione di urgenza che le cancellerie dei principali Paesi europei, che fino a qualche settimana fa scrollavano sostanzialmente le spalle di fronte alle richieste di aiuto di Italia e Grecia, sempre più trasmettono. Così ieri, ancora una volta, il trio composto da Germania, Francia e Gran Bretagna si è fatto sentire con una sola voce per chiedere una «urgente riunione» con i colleghi dell'Ue «entro due settimane» per affrontare i temi dell'emergenza immigrazione e presentarsi con le carte in regola al previsto vertice dell'8 ottobre.

I ministri degli Esteri dei tre pezzi da novanta dell'Ue (l'Italia, pur in primissima fila sul fronte dell'emergenza, non sembra esser stata considerata) hanno emesso un comunicato congiunto nel quale si insiste sulla necessità di «misure immediate» e si ribadisce la richiesta già fatta all'Italia e alla Grecia di allestire sui loro territori i cosiddetti hotspots , ovvero quei centri di identificazione e registrazione dei migranti appena sbarcati che servirebbero a scremare tra chi ha diritto all'asilo e chi deve essere rimandato nel suo Paese d'origine.

Non è tutto: Londra, Berlino e Parigi premono anche perché venga stilata una lista dei «Paesi d'origine sicuri» per «completare il regime di asilo comune, proteggere i rifugiati e garantire il ritorno effettivo degli immigrati illegali nei Paesi di provenienza».

Tutto questo però non pare abbastanza alla Gran Bretagna. Il ministro dell'Interno Theresa May ha scritto sul Sunday Times un articolo nel quale rivolge dure accuse al sistema di libera circolazione intraeuropeo (cosiddetto di Schengen), del quale peraltro il suo Paese non fa parte. Il sistema di regolazione dell'immigrazione in Europa ha fallito, sostiene la May. «Gli eventi di questa estate - scrive il ministro - hanno mostrato che le più tragiche conseguenze di un sistema di immigrazione fallito sono gravate su quanti sono a più esposti allo sfruttamento. Come i Paesi in Europa stanno comprendendo, queste tragedie sono state aggravate dal sistema europeo di abolizione delle frontiere». Theresa May ha ricordato che Schengen inizialmente rappresentava «libertà di trasferirsi per motivi di lavoro, non di varcare frontiere per cercare un lavoro o ottenere dei sussidi»: «Dobbiamo prendere grandi decisioni e colpire potenti interessi per riaffermare il principio originario». Per questo, sostiene, solo ai migranti europei con un lavoro dovrebbe essere consentito di entrare nel Regno Unito.

Toni ancor più aspri ha usato ieri il ministro degli Esteri francese Laurent Fabius. Il suo bersaglio sono alcuni Paesi Ue dell'Europa orientale: il loro comportamento «non solidale» rispetto alla gestione delle ondate migratorie «è scandaloso», sostiene il capo del Quai d'Orsay. «Non rispettiamo i valori dell'Europa costruendo barriere che non useremmo nemmeno per gli animali», ha detto riferendosi alla barriera fatta costruire al confine serbo dal premier ungherese Viktor Orbàn.

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