L'ong e la tempistica sospetta dietro il blitz in mare dei centri sociali

La Libia inchioda la ong: "Intervento pretestuoso". E la Lega solleva il dubbio: "Coincidenza sospetta col voto sulla Diciotti". Ecco perché i centri sociali hanno voluto creare un nuovo caso politico

L'ong e la tempistica sospetta dietro il blitz in mare dei centri sociali

Dalle facinorose proteste in piazza al Mediterraneo. I centri sociali sono scesi in mare per sferrare un nuovo attacco a Matteo Salvini. A capitanarli c'è Luca Casarini, l'ex no global del G8 che non ha mai smesso la casacca del disobbediente. Si è messo al timone della Mare Jonio, l'imbarcazione battente bandiera italiana della ong Mediterranea, ed è andato a recuperare 50 immigrati al largo della Libia per tendere un vero e proprio agguato al leader del Carroccio alla vigilia del voto sulla nave Diciotti. Una tempistica sospetta che, secondo i leghisti, sarebbe stata studiata ad hoc per "fare una battaglia politica" contro il governo Conte.

"Ecco Luca Casarini, noto tra l'altro per aver aperto l'osteria 'Allo sbirro morto', pluripregiudicato, coccolato da Pd e sinistra, oggi alla guida del centro sociale galleggiante arrivato davanti a Lampedusa. E noi dovremmo cedere a questi personaggi?". Salvini ha messo in chiaro che non cederà al ricatto dei no global. Il porto di Lampedusa rimarrà, dunque, chiuso. Almeno per il momento. Perché, sebbene Luigi Di Maio si affretti ad assicurare che "non ci sarà un altro caso Diciotti", c'è il rischio concreto che nelle prossime ore il Paese possa rivivere l'estenuante braccio di ferro vissuto l'estate scorsa e culminato con Salvini indagato per "sequestro di persona". Allora, per sbloccare il governo gialloverde dall'impasse, si era mobilitato pure il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Ad oggi quel capitolo non è stato ancora chiuso. Domani il Senato dovrà, infatti, decidere se mandare a processo il ministro dell'Interno. E proprio a ridosso del voto, ecco spuntare in mare i centri sociali e replicare ad hoc un caso che ricorda in tutto e per tutto quello della nave della Guardia Costiera tenuta in rada per dieci giorni lo scorso agosto.

Che il blitz della Mare Jonio sia stato studiato a tavolino, nei tempi e nei modi, è più che un sospetto. La Guardia costiera libica ha fatto sapere che si trovava "a cinque miglia dal gommone in panne", quando l'imbarcazione della Mediterranea è entrata in azione, e che "era in grado di recuperare in sicurezza tutte le persone a bordo". "L'intervento della nave della Mediterranea non era necessario ed è stato pretestuoso", ha spiegato all'Agi il portavoce Ayoub Qassem dicendo di "non comprendere perchè abbiano voluto prendere loro i migranti, a ogni costo, pur essendo in acque libiche". Alla richiesta di chiarimenti da parte dei libici, la ong ha spiegato che "i migranti si trovavano in una situazione di pericolo". Ma questo non è affatto vero: non si è trattato di un naufragio ma solo di un guasto al motore. Tanto che Qassem accusa i "soccorritori" italiani di aver ostacolato le operazioni di salvataggio per "interessi certamente non umanitari".

Cosa c'è dunque dietro il blitz della nave capitanata dai centri sociali? Per il capogruppo leghista alla Camera, Riccardo Molinari, "la coincidenza temporale con il voto sull'autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini" è evidente. "In nome del soccorso degli immigrati", Casarini e i suoi li starebbero usando "per fare battaglie politiche". È, infatti, lampante il tentativo di ricreare un'altra situazione di stallo, proprio come era successo con la Diciotti. Non a caso è stata creata un ong ad hoc che potesse mettere in mare una nave battente bandiera italiana e, a pochi giorni dal voto a Palazzo Madama, sono andati a recuperare in gran fretta 50 immigrati e li hanno portati davanti al porto di Lampedusa per innescare un nuovo braccio di ferro con il governo. "Non crediamo alle coincidenze", ha commentato Maurizio Gasparri di Forza Italia secondo cui altro non è che "una manovra politica per tornare a proporre la dissennata iniziativa delle organizzazioni non governative". Per il sottosegretario alla Giustizia Jacopo Morrone, poi, siamo di fronte a "un vero e proprio ricatto politico allo Stato". "Se lo Stato cede oggi - è l'avvertimento - potrebbe mettersi in moto un processo per cui chiunque si riterrebbe libero di condizionarne le politiche con mezzi illegali".

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