L'orgoglio del Trivulzio. I 50 medici e infermieri: "Ci avete fatto a pezzi"

La lettera dei dipendenti della Rsa: "È come se il nostro lavoro di tanti anni fosse svanito"

L'orgoglio del Trivulzio. I 50 medici e infermieri: "Ci avete fatto a pezzi"

Milano. «Questa è una cosa che ci sta ammazzando, è come se il lavoro che abbiamo fatto per tanti anni fosse svanito»: a parlare è una operatrice sanitaria dalle corsie del Pio Albergo Trivulzio, l'Azienda di servizi alla persona (Asp) milanese finita nella bufera per il picco di anziani morti per Coronavirus tra marzo e aprile e per presunte omissioni e mancate cautele allo scopo di impedire la diffusione del contagio. Sul caso indagano il ministero della Salute, la Procura di Milano e una commissione di Regione Lombardia. In reazione agli articoli pubblicati nell'ultima settimana gli operatori del Pat hanno scritto una lettera. In calce ci sono più di 50 firme di medici, specializzandi, infermieri, fisioterapisti e altri sanitari. «Non solo capi reparto», aggiunge la lavoratrice, che ha sottoscritto. Tra i lavoratori dell'istituto quindi si sono creati due fronti. Da una parte coloro che hanno denunciato le inadempienze dei dirigenti, qui coloro che ne difendono l'operato nel difendere il proprio lavoro.

Un messaggio «assolutamente spontaneo», assicura la firmataria, inviato a numerose istituzioni: Comune, Regione, Iss, ordini professionali. Sono stati allegati i bollettini regolari con il report delle attività. «Li abbiamo scritti noi e lì c'è la verità su quello che tutti facciamo dal 22 febbraio. C'è un clima avvelenato, è davvero brutto. Abbiamo fatto ogni cosa necessaria per i nostri pazienti. Qui siamo in guerra e fuori ci fanno la guerra...». Ecco alcuni passaggi del testo: «Come operatori della struttura (...) siamo onestamente indignati. Lamentare una presunta macchinazione ai danni dei pazienti che ci vedrebbe implicitamente coinvolti (...) riteniamo sia di una gravità inaudita e ci sconforta profondamente». Perché «ci stiamo prodigando oltre misura per fornire il massimo ausilio, senza più considerare gli orari di servizio, sacrificando le nostre famiglie e mettendo per primi a repentaglio la nostra salute». Ancora: «Anche oggi vorremmo poter dedicare tutte le nostre energie ai nostri pazienti e invece ci troviamo subissati da telefonate dei loro parenti, allarmati per quanto hanno letto». I lavoratori firmatari scrivono di aver voluto far sentire la propria voce contro l'«attacco gratuito» e per tutelare la propria «professionalità e onorabilità».

Intanto il governatore Attilio Fontana ha ribadito ad Aria pulita (su 7Gold) che sul Pat ci sarà «massima trasparenza». I dirigenti dell'istituto sono stati impegnati dalla mattina di ieri nel radunare e inviare la documentazione richiesta da chi indaga. È il motivo per cui la commissione in Consiglio comunale con i vertici della «Baggina» prevista sempre ieri è saltata. Mentre i carabinieri del Nas di Milano sono intervenuti due giorni fa in supporto alla task force del ministero. Nella prima settimana di aprile al Trivulzio ci sono stati 27 morti per sospetto Covid-19. Secondo quanto riferisce Rossella Delcuratolo, sindacalista Cisl che segue infermieri e operatori della struttura, i decessi di mercoledì sono stati ben 12.

Sul fronte giudiziario infine il dipartimento Ambiente e salute della Procura, guidato dal procuratore aggiunto Tiziana Siciliano, che ha aperto un'inchiesta a carico di ignoti per epidemia e omicidio colposi e per violazioni delle norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, indaga sulla base delle denunce di lavoratori e familiari (lo stesso accade per un'altra decina di Rsa nel Milanese). Gli inquirenti dovranno verificare tra l'altro le segnalazioni su «minacce» a dipendenti che insistevano per usare la mascherina. E, anche se non sono arrivate denunce specifiche in questo senso, sulla presunta manomissione di alcune cartelle cliniche di cui ha parlato ieri Repubblica.

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