"L'ospedale di Milano? Un miracolo"

L'ingegnere milanese: "Si lavora come mai visto prima". L'impronta di Bertolaso

"L'ospedale di Milano? Un miracolo"

Milano Niente polemiche, c'è solo da correre. Pochi discorsi, l'ospedale di Milano dev'essere pronto a giorni. Proprio ieri la giunta regionale si è riunita solo per questo: deliberare il suo inquadramento come padiglione del Policlinico, che lo gestirà. «Le operazioni per il completamento dell'opera ormai sono giunte al termine - ha detto ieri l'assessore lombardo al Bilancio, Davide Caparini - dopo di che si passerà alla fase operativa». Appena due settimane fa, questa opera era solo un'ipotesi.

In Fiera si lavora 24 ore su 24, con modalità mai viste prima. «È un formicaio - racconta Roberto Taddia, ingegnere - Succedono cose incredibili, alla sera decidi una modifica e la mattina dopo è già tutto fatto. Un giorno ordini una Tac e l'indomani vengono a installarla. Anche quando si è costretti a una variazione imprevista, viene eseguita senza malumori».

«L'ospedale sarà inaugurato la settimana prossima» ha detto il governatore Attilio Fontana. Il cantiere procede rapido come previsto, fra tante difficoltà. Pochi giorni fa è risultato positivo al Coronavirus Guido Bertolaso, l'ex capo della Protezione civile chiamato dalla Regione a guidare l'allestimento del centro. E si è dovuto fermare. Ma la concretezza e la grinta delle sue direttive aleggia nella lena con cui maestranze e tecnici traducono in fatti il progetto di questo grande centro di rianimazione da 250 posti. E non si tratta di un tendone. «Non stiamo parlando di brandine messe in un palazzetto dello sport - dice Taddia - Facciamo il massimo per realizzare l'opera il più velocemente possibile, con l'impegno di tutti, fornitori, tecnici e specialisti». Il programma prevede che si concludano i primi otto moduli da sette posti, con una tecnologia consolidata, a pareti prefabbricate, con impianti e macchinari per la temperatura e la pressione. Poi si passerà al secondo piano, con moduli da 14 posti, fino ai posti complessivi che sono stati previsti. «Stiamo procedendo come da programma». Anche Il Giornale contribuisce all'opera con una raccolta fondi, e da domani ricomincerà a pubblicare i nomi di chi sta donando.

Taddia lavora a titolo gratuito. L'ente fiera ha chiesto all'Ordine degli ingegneri di Milano, che ha chiamato lui e tre colleghi per formare la commissione di collaudo. Laurea al Politecnico, 52 anni, lui è titolare di una società di progettazione specializzata in ospedali. E non dà molto credito all'ipotesi che a una rapida diffusione del virus in ambienti ospedalieri possa aver contribuito la (presunta) vetustà degli impianti. «Dovrei dire no comment - premette - perché è difficile sapere come si diffonde, posso aggiungere che, per noi tecnici, questi impianti non diffondono il virus, non esiste studio che provi il fatto che si appoggi su quel tipo di particelle, usa altri veicoli, particelle umide. Personalmente ritengo che nell'aria muoia, o caschi e muoia, e che quindi questo non sia un fattore di diffusione. Io non credo che la vetustà possa essere un veicolo, poi andrebbe scientificamente e dimostrato con prove e analisi nelle canalizzazioni».

In Fiera si lavora con mascherine e dispositivi di sicurezza. Nessuno, tuttavia, può sentirsi al di sopra dei pericoli e dei lutti che Milano e la Lombardia stanno purtroppo vivendo. «Il mio stato d'animo è quello di tutti, c'è l'ansia che tutti hanno - racconta Roberto - I miei genitori sono chiusi in casa. E ho tre figli, che spero siano orgogliosi di quello che sto facendo. Purtroppo vedo ancora troppa gente in giro in città. E sento troppe polemiche fuori, troppa voglia di polemizzare, invece c'è da correre. Lavoriamo per un progetto grande, sono saltati gli schemi, le vecchie logiche, l'obiettivo è superiore, il nostro sentimento è questo, l'idea di fare una cosa importante. Questa è un'Italia fantastica che non avevo mai visto».

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