New York Donald Trump lancia una "chiamata alle armi" all'industria americana.
Con le guerre che consumano scorte e risorse, il Pentagono guarda al settore civile, avviando contatti con i colossi automobilistici per aumentare la produzione militare. L'idea, come riporta il Wall Street Journal, è di coinvolgere fabbriche e competenze del settore privato per sostenere lo sforzo bellico, in una logica che richiama "l'arsenale della democrazia" della Seconda guerra mondiale. Non si tratta ancora di una riconversione su larga scala, ma il segnale è che Washington si stia preparando ad un rafforzamento militare cercando nuove capacità fuori dal tradizionale settore della difesa. Secondo fonti a conoscenza delle discussioni, alti funzionari americani hanno tenuto colloqui in merito alla produzione di armi e altre attrezzature con i massimi dirigenti di diverse aziende, tra cui Mary Barra, amministratore delegato di General Motors, e Jim Farley, ceo di Ford. Il Pentagono mira a coinvolgere le società affinché mettano a disposizione il proprio personale e la propria capacità produttiva.
Le discussioni sono state di natura preliminare e ad ampio raggio: i funzionari hanno sottolineato che potrebbe rendersi necessario il supporto dei produttori Usa per affiancare le tradizionali aziende del settore, chiedendo se le imprese in questione fossero in grado di riconvertire rapidamente le proprie attività verso la produzione militare. Il dipartimento "è impegnato ad espandere rapidamente la base industriale facendo leva su tutte le soluzioni e tecnologie commerciali disponibili per garantire che i nostri combattenti mantengano un vantaggio decisivo", afferma un funzionario del Pentagono.
I colloqui sono iniziati prima dello scoppio del conflitto in Iran, ma il logoramento delle scorte statunitensi causato dall'operazione Epic Fury costituisce un'ulteriore conferma della necessità, per le forze armate, di avvalersi di un maggior numero di partner commerciali per incrementare rapidamente la fornitura di munizioni e hardware tattico, come missili e tecnologie anti-drone. Alla difesa ritengono il potenziamento degli armamenti come una questione di sicurezza nazionale: ad esempio il produttore di veicoli e macchinari Oshkosh, con sede in Wisconsin, ha avviato un dialogo con il Pentagono a novembre, in seguito all'appello del numero uno Pete Hegseth, come conferma il chief growth officer del segmento trasporti dell'azienda, Logan Jones.
Le discussioni si sono concentrate sul "dove potremmo impiegare tale capacità in modo che sia in linea con le nostre competenze fondamentali", fa sapere, assicurando di aver "recepito in modo forte e chiaro che la questione è di grande importanza". Sebbene Oshkosh costruisca veicoli tattici per il trasporto di truppe destinati all'esercito e agli alleati Usa, la maggior parte dei 10,5 miliardi di dollari di ricavi della compagnia proviene dal settore non militare. L'amministrazione Trump si era già rivolta alle case automobilistiche americane nelle prime fasi della pandemia di Covid, quando General Motors e Ford hanno collaborato con i produttori di dispositivi medici per produrre decine di migliaia di respiratori. D'altronde, il riutilizzo della capacità produttiva interna per scopi militari ha precedenti storici: durante la Seconda Guerra Mondiale, le aziende di Detroit interruppero la produzione di automobili per sfornare bombardieri, motori aeronautici e autocarri.
GM possiede una sussidiaria nel settore della difesa che produce un veicolo leggero per squadre di fanteria, basato sul pick-up Chevrolet Colorado: il programma rappresenta un flusso di ricavi in crescita, ma costituisce ancora soltanto una frazione del fatturato complessivo.