Guerra in Ucraina

L'Ucraina nella Nato resta l'unica soluzione. Pragmatismo e realismo per finire la guerra

Cedere ai russi i territori occupati non sarebbe una resa a Putin, ma una fotografia degli equilibri in battaglia. E nel futuro Kiev avrebbe lo "scudo" dell'Alleanza

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I l 7 ottobre del 2022, cioè più di un anno e mezzo fa, scrissi un articolo su Il Giornale dal titolo estremamente esplicativo: «L'Ucraina nella Nato è l'unica soluzione». Lo schema immaginava un'intesa, formale o non detta poco importa, tra i due duellanti: i russi si sarebbero tenuti i territori occupati nell'operazione speciale; l'Ucraina avrebbe avuto l'adesione alla Nato e in questo modo l'Alleanza Atlantica sarebbe diventata di fatto il garante dell'indipendenza e della sicurezza di Kiev per il futuro. Se si fosse seguita quella strada probabilmente avremmo avuto meno lutti e meno distruzioni.

Non penso di essere un genio in politica estera, tutt'altro, ma qualche mese dopo, precisamente nel febbraio 2023, una delle menti più acute della diplomazia americana, Henry Kissinger, che aveva sempre osteggiato questa soluzione, a 99 anni e a sei mesi della morte cambiò opinione: «La membership dell'Ucraina nella Nato - disse - sarebbe un esito appropriato».

Ora a sentire le «voci» che circolano a Bruxelles, sia nel quartier generale dell'Alleanza Atlantica che nel Palazzo della Commissione Ue, l'ipotesi, visto che la realtà ha la testa dura, è tornata in auge. Oggi come allora sarebbe la risultante degli equilibri fotografati sul campo di battaglia: nessuno dei due litiganti, infatti, ha dimostrato in più di due anni di guerra di poter vincere, per cui entrambi debbono trovare una soluzione che li veda contemporaneamente vincitori e sconfitti. Un'ipotesi suggerita più che dalla diplomazia o dalle armi, da due ingredienti che sono alla base di ogni compromesso: il pragmatismo e il realismo. Addirittura qualcuno azzarda (La Repubblica) che questa sarebbe la soluzione che Donald Trump avrebbe nel cassetto qualora gli riuscisse nel prossimo novembre di tornare alla Casa Bianca. Sia vero o meno poco importa: credo che un'ipotesi del genere nasca, soprattutto, dal buonsenso e dall'orrore per una guerra sempre più insostenibile per l'opinione pubblica occidentale.

Quello che appare insensato è presentare una soluzione di questo tipo come una resa a Putin. È un atteggiamento che tradisce una visione ideologica della guerra, lo stesso spirito che anima il dibattito tra chi è convinto che la guerra possa finire solo con l'umiliazione di Putin (gli occidentali tutto d'un pezzo come l'amico Gianni Riotta) e, specularmente, chi immagina come unico epilogo l'abbandono di Zelensky al suo destino (cioè i pacifisti alla Michele Santoro che lo considerano un nemico del proletariato).

La verità è che entrambe le opzioni sono impossibili, tenerle vive significa solo mandare avanti la guerra all'infinito. L'Ucraina non può vincere il confronto con un paese che ha quattro volte i suoi abitanti, che non è stata sfiancato più di tanto dalle sanzioni e che ha trasformato la sua economia in un'economia di guerra. La Russia non può immaginare di riportare Kiev nella sua orbita, sarebbe uno smacco troppo grande per l'Occidente e la ragione principale per cui gli aiuti militari a Zelensky continueranno ad arrivare.

Ecco perché il compromesso possibile deve prevedere che entrambi i Paesi siano nel contempo vincitori e sconfitti. Mantenendo i territori occupati finora, Putin potrà sempre dire di aver vinto. Questo significa che l'Ucraina si sia arresa? Una cippa! Tutti rimuovono lo scenario in cui si era aperta la guerra. Lo Zar puntava a trasformare l'Ucraina in uno stato vassallo, liquidando Zelensky e mettendo al suo posto un governo fantoccio. Una delle motivazioni del conflitto addotte del Cremlino e che Kiev potesse approdare nella Nato. Ebbene se l'Ucraina entrasse nell'Alleanza per lui sarebbe uno smacco. Se si aggiunge che nel frattempo altri due paesi (Svezia e Finlandia) sono entrati nell'Alleanza lo smacco è triplicato.

In più l'Ucraina avrebbe con l'ingresso nell'Alleanza la garanzia vera per il futuro (non la parodia degli accordi di Minsk) di non essere più la pecorella sola, inerme e smarrita al confine tra l'Est e l'Ovest. È poco? Non penso. Quando prospettai a Silvio Berlusconi, che non ha mai nascosto al sua amicizia con Putin, un'ipotesi del genere prima della morte, lui ci pensò un attimo e poi d'impeto mi rispose: «E io voto contro!».

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