In un clima di crescente tensione, con lupi solitari che si affacciano nel panorama italiano, il Pd di Matteo Lepore (in foto) ha pensato bene di dar vita a uno sportello per l'isamofobia. "Adesso lavoreremo per inserire un modulo dedicato all'islamofobia, per avere uno step ulteriore più specifico", spiega la vicesindaca Emily Clancy, cui si aggiungono le esternazioni dell'assessore Daniele Ara: "Vogliamo migliorare anche sulla comunicazione in lingua", in questo caso l'arabo, "come ci chiede anche un ordine del giorno del Consiglio comunale". A intervenire nel dibattito anche l'ex presidente dell'Ucoii e referente della Cib, la comunità islamica bolognese, Yassine Lafram, secondo cui Bologna "non è una città islamofobica né razzista e proprio per questo dobbiamo anche avere il coraggio di dire che anche qui ci sono episodi, linguaggi e a volte campagne che colpisco la comunità musulmana e non vanno liquidate come semplici provocazioni".
Non, ovviamente, una parola sulle sofferenze della comunità ebraica locale, per cui non c'è una singola iniziativa in nessuna delle regioni guidate dalla sinistra, nonostante l'odio di matrice pro Pal sia (per numeri e violenza) decisamente più dilagante. Anche il timing fa riflettere. La scelta amministrativa arriva subito dopo l'attentato della vicina Modena, un'azione che la sinistra ha subito derubricato, evidenziando i "disturbi psichici" di Salim El Koudri. La pista terroristica o dell'emulazione jihadista è stata scartata in maniera aprioristica dai dem. Fratelli d'Italia si è schierato contro lo sportello anti-islamofobia di Lepore e compagni. Per Stefano Cavedagna, europarlamentare di Fdi, la mossa del Pd è imbevuta di "facile perbenismo", teso a non discriminare "l'attentatore o le tante baby gang di maranza che popolano le nostre città".
Ma non è questa la prima iniziativa simile messa in piedi dalla Giunta bolognese. Nel capoluogo emiliano-romagnolo era già stato istituito uno "sportello antidiscriminazione" per persone "Lgbtqia+". Un ufficio nato per offrire supporto in caso "di discriminazioni per l'identità di genere o per l'orientamento sessuale".
Anche la Lega, con il consigliere comunale Matteo Di Benedetto, attacca Lepore: "Continua a sprecare soldi pubblici in deliri ideologici. Fa l'imam o il sindaco?". Insomma, Bologna sta diventando la città degli sportelli. Forse ne manca uno: quello in grado di occuparsi dei problemi reali dei cittadini.