L'Ungheria protesta con l'Italia. Il vizio di evocare la dittatura

Quella di Viktor Orban non è la prima dittatura in Europa, per la semplice ragione che è una democrazia, se le parole hanno un senso

L'Ungheria protesta con l'Italia. Il vizio di evocare la dittatura

Quella di Viktor Orban non è la prima dittatura in Europa, per la semplice ragione che è una democrazia, se le parole hanno un senso. Il termine di dittatura, soprattutto nel nostro paese, viene da decenni usato con irresponsabile leggerezza. Gli stessi giornali e gli stessi politici che oggi accusano Orban sono, in molti casi, quelli che definivano dittatore un grande amico del premier ungherese, Silvio Berlusconi, paragonato nel corso del tempo non solo a Mussolini, ma anche a Gheddafi, a Hitler e persino ai despoti comunisti. Ci sarebbe perciò da ridere, se la cosa non fosse seria, ancorché come vedremo, fortemente strumentale.

Perché un regime sia considerato dittatoriale occorrono almeno tre requisiti: assenza di ricambio della classe politica (cioè niente elezioni); concentrazione del potere in una sola figura o organo, senza check and balances; violenza politica del potere contro gli oppositori. Ora nessuna delle tre è presente in Ungheria, visto che si vota - l'opposizione ha appena vinto il comune di Budapest, non proprio una piccola città - il potere non è concentrato solo in Orban, perché funzionano Parlamento e Corte Costituzionale, oltre che un capo di Stato. Infine non pare che gli oppositori siano in carcere o sia coartata la loro libertà: in altri paesi europei abbiamo visto proteste represse con maggior violenza che in Ungheria, dove i conflitti sociali sono più moderati che altrove. Eh però, dice la vulgata che Orban la dittatura l'avrebbe instaurata ieri. Ma la ratio del ragionamento ruota attorno a una voce - i pieni poteri a Orban «per sempre» - assente nel dispositivo legislativo votato dal Parlamento, e ripeto dal Parlamento. Quindi si tratterebbe di una colossale fake news, meglio nota come menzogna. Ma anche se fosse vera, questo «per sempre» durerebbe al limite fino alle elezioni, che Orban non ha certo abolito. Un altro dato che nessuno riporta è che l'opposizione ungherese, chiamata a fornire il proprio contributo, ha scelto l'ostruzionismo. Opzione legittima per carità ma che in genere serve solo a irrigidire la controparte. Cosa che gli ex comunisti (questa in larga parte è l'opposizione in Ungheria) volevano per poi lamentare la «dittatura » e chiedere l'intervento dello straniero. Nel 1956 i loro padri e nonni fecero intervenire i carri sovietici, oggi chiedono la Ue. In realtà, come dicevamo all'inizio, è tutto molto strumentale. Ieri un editoriale del quotidiano «Nepszava», il più vicino ai socialdemocratici all'opposizione, tesseva un grande elogio di Conte. Lo stesso che ha utilizzato i pieni poteri prima della convocazione del Parlamento, e non dopo, come invece ha fatto Orban.

Per questo è nel giusto l'ambasciatore ungherese in Italia nello stigmatizzare l'accanimento contro il suo governo e nel ribadire che le misure prese non sono molto diverse da quelle adottate in Italia. Ma Conte è Churchill, mentre Orban è Hitler. Sarà forse perché con la legge di emergenza l'Ungheria ha sospeso i trattati Ue, cioè ha anteposto le leggi varate dal Parlamento a quelle redatte dalle istituzioni europee? Cosa che la Costituzione tedesca prevede sempre, e non solo nei momenti di emergenza; ma Berlino evidentemente può cose che a Budapest sono negate. Inoltre l'internazionale globalista e progressista non sopporta che il nazional conservatore Orban abbia una storia di successo: fa crescere l'economia, diminuisce le diseguaglianze, promuove politiche per la famiglia, difende le tradizioni, a cominciare da quella religione maltratta qui da noi dai decreti Conte. Mentre i sondaggi danno Orban al 50% (reale) e i morti per pandemia sono 13 contro i 12mila ufficiali nostri. Davvero la peggiore delle dittature.