Per l'uomo solo al comando i Cdm durano solo 4 minuti

Ben 11 riunioni dell'esecutivo non arrivano agli 8 minuti, un terzo del totale non supera la mezz'ora. Poi tocca alle conferenze show

Per l'uomo solo al comando i Cdm durano solo 4 minuti

Ci sono medie da record, anche di soli 4 minuti per una riunione del Consiglio dei ministri indetta per lo più come mera formalità per poi raccontare in conferenza stampa quanto in realtà deciso altrove, spesso in solitudine dal premier Matteo Renzi.Anche se in realtà mediamente un Cdm dura un'ora, ci sono incontri in cui i ministri non fanno nemmeno in tempo a sedersi che è già il momento di congedarsi, come risulta chiaramente dalla durata delle 102 riunioni che si sono tenute dal 22 febbraio 2014 al 5 febbraio 2016 analizzata da Openpolis, l'osservatorio civico sulla trasparenza della politica italiana che verifica e compara i dati provenienti da fonti ufficiali per proporci un altro punto di vista. In effetti è davvero una prospettiva alternativa quella emersa dall'ultimo dossier che analizza i due anni del governo Renzi anche confrontandoli con gli esecutivi Berlusconi IV, Monti e Letta. Sbaglia, a quanto pare, chi si immagina quelle del Consiglio dei ministri come riunioni fiume che vanno avanti tutta la notte. Quelle che si sono tenute negli ultimi due anni, in realtà, sono state tutt'altro che lunghe: ben 11 incontri sono durati dai 4 agli 8 minuti, 15 dai 10 ai 20 minuti e altri 7 dai 20 ai 25 minuti. Il che vuol dire che 33 Cdm non sono andati oltre la mezz'ora.

Dall'analisi della XVII legislatura appare evidente la centralità del governo negli equilibri politici del nostro Paese, con un Parlamento relegato sempre più in un angolo. Il potere esecutivo è in primo piano anche nella produzione legislativa, come risulta dall'iter delle proposte di legge: circa il 30 per cento di quelle governative viene approvato, contro neanche l'1 per cento di quelle parlamentari. Con una ripartizione dei ruoli praticamente ribaltata. Anche le velocità con cui procedono i disegni di legge di iniziativa parlamentare e le proposte del governo sono diverse: i primi impiegano più di un anno per essere approvati, le seconde in media 156 giorni. Ciò che riguarda imprese e giustizia viaggia molto più rapidamente di esteri, Europa e trattati internazionali. Anche per gli emendamenti la percentuale di successo del governo è molto più alta rispetto al Parlamento. Sia alla Camera che al Senato quasi un emendamento su due presentati dal governo viene approvato. I deputati, invece, hanno più difficoltà: per loro la percentuale di successo non supera il 5,42 per cento. E a Palazzo Madama va anche peggio, con una percentuale di approvazione dell'1,25 per cento. Oltre al fatto che la maggior parte delle leggi approvate sono di iniziativa governativa, spesso per raggiungere l'obiettivo si ricorre a un massiccio utilizzo della fiducia, non solo sui provvedimenti particolarmente dibattuti ma anche come metodo per compattare la maggioranza e ridurre il dibattito in aula. In questo Renzi ha pochi rivali. Da quando è premier per il 31,01 per cento delle leggi approvate è servita la fiducia (meglio ha fatto solo Monti con il 45 per cento) e per alcune delle più importanti - come Italicum, Jobs Act, riforma della Pubblica amministrazione e Stabilità 2015 - si è fatto ricorso al voto di fiducia almeno tre volte. Un capitolo Openpolis lo dedica alle interrogazioni con cui i parlamentari possono chiedere chiarimenti su fatti o notizie al governo. Nel corso della legislatura ne sono state depositate oltre 30mila, ma solo il 34 per cento ha ottenuto risposta.

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