I grillini pronti a cacciare il "dissidente" Paragone. E lui gli fa il dito medio

Il senatore del Movimento 5 Stelle è in rotta con il partito, per non aver votato la risoluzione sul fondo salva Stati e la fiducia sulla manovra

I grillini pronti a cacciare il "dissidente" Paragone. E lui gli fa il dito medio

I probiviri del Movimento 5 Stelle avrebbero avviato un'istruttoria disciplinare contro Gianluigi Paragone, colpevole di non aver votato né la risoluzione della maggioranza giallorossa sul Mes, né la fiducia alla Legge di Bilancio per il 2020. Insomma, una procedura contro il senatore "ribelle" e in rotta, ormai definitiva, con il suo stesso partito.

A dare notizia del provvedimento pentastellato l'agenzia stampa Adnkronos, che ha riportato anche un commento a caldo del diretto interessato: "Si, mi è arrivata la segnalazione. Adesso manderò le mie osservazioni, risponderò a tutto. Chi pensa che me ne vada si sbaglia di grosso. Non ho un carattere facile, ora ci divertiamo...". Ecco, nulla che faccia presagire qualcosa di buono in casa M5s, dove regna tutto fuorché il sereno.

Contro Paragone, peraltro, si è scagliata la compagna di partito Anna Macina. Già, perché la parlamentare pentastellata, ospite del salotto televisivo di Agorà su Rai Tre, ha così parlato del collega: "Paragone continua dire e sostenere che non è più d'accordo, che non si ritrova più, non vota i provvedimenti, non vota la fiducia. Coerenza imporrebbe che prendesse una decisione. Se io non sto più bene in un posto vado via. È proprio una questione di coerenza interna. Rassegni le dimissioni, torni dai cittadini e si faccia rieleggere con una forza politica in cui crede".

Ma Paragone, almeno stando alle sue parole di ieri, non avrebbe alcuna intenzione di andarsene dal Movimento 5 Stelle: "Non vado da nessuna parte, che se lo ficchino in testa. Resto nel Movimento…". Peraltro, negli ultimi minuti, ospite di Un giorno da pecora su Rai Radio Uno, ha risposto alzando il dito medio alla domanda "come reagirebbe nel caso di espulsione dal M5s?".

L'ex direttore della Padania non ha mai digerito il voltafaccia del M5s una volta caduto il "Conte Uno". Paragone, infatti, si è sempre dichiarato contrario all’inciucio con il Partito Democratico che ha portato alla formazione del governo giallorosso: lì è nata la frattura. Una frattura peggiorata – e non poco – dalla controversa questione (parlamentare e non) sul Meccanismo Europeo di Stabilità; quando Palazzo Madama è stato chiamato a esprimersi sulla risoluzione della maggioranza sul fondo salva Stati della discordia, Gianluigi Paragone – insieme a Francesco Urraro, Ugo Grassi e Stefano Lucidi – non hanno votato. Mandando in bestia Di Maio & Co.

Insomma, beghe su beghe per il MoVimento, che rischiano di mandarlo in tilt definitivamete. Lo stesso padre fondatore e garante Beppe Grillo nelle ultime ore si è recato a Roma per incontrarsi con Davide Casaleggio nella speranza di riuscire a sbrogliare una matassa che sembra ormai compromessa.

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