Gli M5s: "Rousseau fatta coi nostri soldi"

Parlamentari contro Casaleggio che vuole vendere. Grillo e Conte mediano

Gli M5s: "Rousseau fatta coi nostri soldi"

Non solo sono decisi a liberarsi di lui e della sua piattaforma, vogliono anche impedirgli di metterla sul mercato. «Davide Casaleggio non venderà il know how di Rousseau, perché quella roba l'ha sviluppata con i nostri soldi», è il ragionamento che arriva dai gruppi parlamentari. Dove deputati e senatori non accettano mediazioni. E c'è da dire che Giuseppe Conte , il leader incaricato, e Beppe Grillo ci stanno provando a mettere in piedi un accordo difficilissimo. Più che altro per evitare di imbarcarsi in una battaglia legale con Casaleggio. Ma la strategia in Parlamento è quella di mettere pressione all'ex avvocato del popolo italiano. Sfidando il presidente dell'associazione Rousseau. Che, attraverso le parole del braccio destro Enrica Sabatini, ha già fatto sapere che senza accordo con il M5s è pronto a offrire la piattaforma ad altri partiti politici. Secondo gli eletti vuole mettere Rousseau sul mercato. Ecco, deputati e senatori hanno intenzione di mettergli i bastoni fra le ruote anche su questo. «Rousseau ha codice sorgente proprietario, altro che open source», sostiene un parlamentare ribadendo la volontà di impedire a Casaleggio un'eventuale monetizzazione dopo il probabile divorzio dal M5s.

Grillo e Conte ormai puntano almeno a convincere i grillini di Camera e Senato a restituire i 450mila euro pretesi dal figlio del cofondatore per i mancati versamenti alla piattaforma. Anche se, per il momento, nei Palazzi romani non mollano. Anzi è intenso il pressing su Conte per cancellare la regola del doppio mandato. In prima linea, su questo fronte, la vicepresidente del Senato Paola Taverna e la sua corrente. L'ex premier è tempestato di telefonate. Monta l'irritazione anche tra i big per il suo attendismo. Altri venti giorni sono troppi per la presentazione del manifesto rifondativo. Si vorrebbe evitare il voto degli attivisti sulla nuova leadership. Però, per scongiurare nuove spaccature, è al vaglio anche l'ipotesi di utilizzare subito un'altra piattaforma. Le speranze di un accordo con Rousseau sono ridotte al lumicino. C'è un parlamentare che arriva a dire: «Questo continuo santificare Gianroberto Casaleggio mi fa venire la pelle d'oca». Il deputato Sergio Battelli non si nasconde: «Io sono un grillino, non un Casaleggino e mai lo sarò». E Conte è alle prese con la grana del Comune di Roma, con Virginia Raggi che è delusa dal sostegno a metà e tardivo ricevuto da Grillo e dall'ex premier.

La cronaca intanto parla dell'adesione a Fratelli d'Italia di tre ex parlamentari del M5s. Si tratta dei deputati Massimiliano De Toma e Rachele Silvestri e della senatrice Tiziana Drago.

Sul fronte degli espulsi per il No a Draghi la notizia è il ricorso delle deputate Emanuela Corda, Arianna Spessotto e Guia Termini depositato ieri al consiglio di Giurisdizione della Camera. Secondo l'avvocato delle espulse, Lorenzo Borrè, l'atto consegnato al tribunale interno di Montecitorio «ha come prospettiva il ricorso alla Cedu», la Corte europea per i diritti dell'uomo.

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