Di Maio e l'odio per i giornali: "Mi informo solo con i social"

Il ministro attacca ancora la stampa italiana: «Da loro propaganda, meglio leggere i commenti su Facebook»

Di Maio e l'odio per i giornali: "Mi informo solo con i social"

Il ministro dello Sviluppo economico italiano, nonché titolare del Lavoro, si informa come i ragazzini delle medie non attraverso i giornali ma leggendo i social, in particolare i commenti alla sue pagine Facebook e Instagram, «valgono molto più di tutti gli editoriali del giorno». Ultimamente la stampa nazionale ha fatto arrabbiare Di Maio riportando le sue gaffe su Taranto che non avrebbe musei, sfotticchiandolo anche su Matera in Puglia (in realtà non l'ha mai detto) e non dando abbastanza eco - secondo il M5s - all'accordo sull'Ilva, ma l'intervista ad Affaritaliani non va letta come una ripicca contro i giornali troppo critici con i Cinque Stelle, ma piuttosto come una confessione sulle fonti informative del vicepremier. Coerentemente con un movimento nato affidandosi alle verità del blog di Beppe Grillo, teorico del motto «Tutto quello che non sapete è vero», cioè tutto quello che vi dicono gli organi di informazioni ufficiali è falso, anche Di Maio si fida più del bla bla in Rete che dei reportage dei giornalisti professionisti, perlomeno quelli italiani, perché con la stampa internazionale Di Maio avrebbe invece una grande consuetudine. «Per informarmi non leggo i giornali italiani, fanno solo propaganda. Leggo articoli specializzati, giornali esteri, blogger, dossier per informarmi sulle problematiche legate alla mia attività da ministro - spiega il ministro ad Affaritaliani -. I giornali italiani li leggo per capire come ci vogliono attaccare i loro editori prenditori. Un tempo i giornali rappresentavano uno spaccato dell'opinione pubblica, avevano dentro un po' del sentimento popolare che si respirava nelle strade e nei bar. Questa componente si è persa ed è per tale ragione che perdono copie. Per capire cosa pensano le persone mi affido alle piazze e ai social. Leggo sempre i commenti sulla mia pagina Facebook e Instagram. Valgono molto più di tutti gli editoriali del giorno». Trattasi nella stragrande maggioranza di fan dello stesso Di Maio, che quindi si fa un'idea della bontà della propria azione di governo leggendo i complimenti dei suoi simpatizzanti sui social. Gli articoli meno elogiativi, invece, sono considerati attacchi personali e non espressione della libertà di stampa.

L'odio grillino verso i media è inscritto nel dna del M5s. A lungo sul blog di Grillo ha avuto spazio la rubrica-gogna il «Giornalista del giorno», con un giornalista indicato come nemico della verità e del popolo, da insultare poi a piacimento. È utile ricordare quando i grillini citavano, contro Berlusconi, la famosa classifica di Reporters Sans Frontières sull'Italia agli ultimi posti nel mondo per libertà di stampa. E ricordare che nella più recente classifica siamo al 46esimo posto per via, scrive Rsf, «della rivendicata ostilità nei confronti dei media incoraggiata da alcuni responsabili politici», in particolare il M5s «che ha spesso condannato la stampa per il suo lavoro». Non tutti i giornalisti sono servi dei poteri, alcuni sono liberi, tipo quelli che il M5s ha candidato e fatto eleggere in Parlamento (da Carelli a Paragone). Di Maio non legge i giornali, prepara una legge sull'editoria per «tornare agli editori puri», con vincoli alla pubblicità delle partecipate e sugli intrecci societari. Il sospetto è che il M5s non sopporti la stampa ostile al governo M5s. «Aggiungo una cosa: la maggior parte delle fake news provengono dall'informazione tradizionale: telegiornali e carta stampata». Sulle fake news e come guadagnarci potrebbe più semplicemente chiedere informazioni alla Casaleggio Associati facendosi raccontare la storia dei siti di clickbaiting Tze Tze e La Fucina o La Cosa, e gli scoop sui vaccini che fanno male e sul cancro che si cura col succo di melograno.

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