Di Maio perde i pezzi e minaccia Berlusconi

Il grillino: «Ho le prove della compravendita» Poi ritratta. E lancia gli «scoiattoli spia»

Di Maio perde i pezzi e minaccia Berlusconi

L'ansia fa brutti scherzi: il povero Di Maio è caduto con tutte le scarpe nella trappola «Scoiattolo» ed è entrato in fibrillazione.

Ha riunito lo stato maggiore in tutta fretta, per cercare di blindare le truppe parlamentari e difendersi dal temuto «assalto» berlusconiano ai grillini scontenti, e ha fatto trapelare istruzioni da Ispettore Clouseau (con Davigo al posto dell'esperto di arti marziali, il maggiordomo Cato). «Fingetevi interessati e registrate tutto», fa sapere di aver detto ai suoi. In pratica, la caricatura dell'«agente provocatore infiltrato» infilato nel cosiddetto decreto anti-corruzione. Poi fa sapere che la rappresaglia vera sarà «sulle aziende» di Berlusconi: non a caso Fico ha già minacciato nuove norme ad personam sul conflitto di interessi.

Poi Di Maio va in tv e ribadisce: «Visto che Berlusconi ha lanciato questa patetica operazione scoiattolo in cui sta provando a comprare i nostri parlamentari, io ho detto loro di registrare». E sostiene che la sua operazione «Pantera rosa contro scoiattolo» è già in pieno corso: «A breve avrete tutte le notizie del caso, quello che vi posso dire è che abbiamo raccolto informazioni importantissime». Anzi, assicura, presto queste «importantissime» notizie saranno recapitate «alla Procura della Repubblica».

Ora, si sa come funziona con Di Maio: ha sempre notizie «importantissime» da raccontare a qualche Procura. Ricordate la denuncia della misteriosa «manina» che, secondo lui, aveva cambiato nottetempo il decreto fiscale? Ecco, anche quella volta, in diretta da Porta a Porta, Gigino annunciò, tra le risate mal trattenute degli astanti, che appena uscito sarebbe corso a denunciare il fattaccio «alla Procura». Poi evidentemente se ne scordò, perché in Procura non si è mai visto.

Lo stesso Berlusconi ironizza: ma sì, vada in Procura con i suoi agenti sotto copertura, vediamo che ha scovato. Il problema vero di Di Maio, spiega ai suoi il Cavaliere, è che «i mal di pancia nelle file grilline sono tanti», e soprattutto al Senato, dove i numeri della maggioranza sono incerti, anche una piccola fuga di «dissidenti» o di parlamentari di seconda legislatura che temono per la pagnotta metterebbe in grossi guai il governo gialloverde, già costretto ad arrancare a colpi di fiducia. «I più consapevoli fra loro si stanno rendendo conto innanzitutto di essere al servizio di due-tre persone al massimo e di essere costretti a eseguire solo ordini di scuderia. Quindi sono sempre più a disagio», è il senso del ragionamento berlusconiano.

Lo conferma anche il deputato ex M5s Matteo Dall'Osso, recentemente entrato in Forza Italia: a chi gli chiedeva se ci fossero altri pronti a seguirlo, ha risposto: «Si, diciamo che sono meno di 50 ma più di 5». Se siano abbastanza da far saltare la maggioranza, Dall'Osso non lo rivela: «Non ora. Roviniamogli le feste natalizie», ironizza. Ma nega campagne acquisti di Forza Italia: «Ovviamente no. Al diavolo non si vende, al diavolo si regala, come dice Vasco Rossi».

A sera, comunque, Di Maio fa una precipitosa retromarcia: niente Procura, «non ci sono prove di reato». E i suoi ammettono che era solo un tentativo di «spaventare» i possibili fuggiaschi.

La paura nei Cinque Stelle cresce: «La base è in subbuglio, abbiamo dimenticato le nostre battaglie. Bisogna fare qualcosa», lamenta il senatore De Bonis. «Nella manovra c'è molto che non va», denuncia Paola Nugnes.

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