Manovra, governo nel caos: legge sequestrata e riscritta

Fiducia sul maxiemendamento, ma il testo è ritoccato in extremis: ira delle opposizioni. Il voto a notte fonda

Manovra, governo nel caos: legge sequestrata e riscritta

Il caos regna sovrano. Non sono bastate le pressioni delle opposizioni. Alla fine il voto notturno ha suggellato una tra le pagine più oscure della nostra storia parlamentare. Un voto anticipato da un annuncio che ha pochi precedenti nell'Aula di Palazzo Madama, quando il senatore del Pd Andrea Marcucci, ha ricordato che di fronte a votazioni così dubbie si rivolgerà alla Corte Costituzionale. D'altronde tutte le opposizioni hanno ribadito in tutti i toni che non è possibile votare un testo che nessuno è riuscito a leggere. Alla faccia dell'appello di Mattarella di difendere la democrazia parlamentare.

La seduta del primo pomeriggio è stata sospesa più volte e il testo riportato in Commissione Bilancio perché modificato in corsa. E alla fine, una volta nuovamente in aula, si è interrotta di nuovo per la convocazione della Capigruppo su richiesta di Forza Italia che chiedeva almeno un programma certo e condiviso dei lavori parlamentari, ma soprattutto per chiedere di tornare in Commissione se non altro per vedere il testo definitivo.

E infatti il momento più caldo della giornata si è consumato nell'atrio davanti l'Aula della Commissione Bilancio. Con i senatori di Forza Italia e Partito democratico che protestavano all'indirizzo dei colleghi della maggioranza colpevoli di accettare una prassi tutt'altro che cristallina. D'altronde, era già surreale che gli stessi rappresentanti del governo accusassero i tecnici della Ragioneria di sciatteria per quei numeri e dati «fuori asse» rispetto ai «desiderata» di Bruxelles. E più volte gli stessi rappresentanti del governo hanno fatto interrompere la Commissione per modificare in corsa il testo del maxi-emendamento (nello specifico si tratta dello stralcio dell'articolo che riguardava gli Ncc). Cosa che ovviamente ha fatto infuriare le opposizioni. Al ritorno nell'aula di Palazzo Madama, Andrea Marcucci (Pd) non riusciva quasi a parlare per l'emozione e l'indignazione. «Presidente, lei sta avallando dei vulnus sempre più gravi nei confronti del Parlamento - ha detto rivolgendosi alla Alberti Casellati - Tutte le minoranze non hanno partecipato al voto perché la maggioranza in maniera metodica e continuativa e con violenza ha lavorato affinché il Senato non potesse leggere questa manovra ricca di cose molto gravi per Paese». «Siamo oltre ogni limite della ragionevolezza. Non vi azzardate a dire - ha urlato poi all'indirizzo del capogruppo grillino Stefano Patuanelli - che c'è stato un voto in commissione. Vi avevamo concesso due ore di tempo per discutere di una manovra, e siamo stati fin troppo generosi. Non abbiamo fatto alcuna discussione, siete venuti in commissione solo per modificare il testo».

Altro boato, ovviamente prevedibile, è scoppiato allorquando il ministro per i Rapporti col Parlamento, Riccardo Fraccaro, ha annunciato la questione di fiducia sul voto. «Siamo sconcertati, non costernati. Voi non siete dei dilettanti, non siete solo ridicoli: siete pericolosi. Diteci cosa state tenendo nascosto agli italiani. Basta con questi giochi di prestigio. La situazione è ridicola, facciamo la figura dei cialtroni nei confronti del Paese». «Non siete solo dei ridicoli dilettanti - aggiunge la Bernini - siete pericolosi. Stiamo rappresentando in maniera imbarazzante gli elettori. Questo è un fallimento politico. Volete farci approvare la manovra a scatola chiusa, noi non ci stiamo».

Le reazioni ovviamente sono tutte dello stesso segno. «Mai un simile caos - denuncia Francesco Lollobrigida di Fratelli d'Italia - Governo e maggioranza hanno mortificato il Parlamento in Aula e in Commissione». E la Alberti Casellati ha dovuto anche sospendere più volte la discussione in aula con parlamentari che denunciavano addirittura l'aggressione fisica da parte di colleghi.

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