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Marino a testa bassa: "Mafia colpa della destra, io non mi arrendo"

Il sindaco sfida tutti e attacca persino il Corriere: "La macchina in parte è marcia, ma io non mi arrendo e anzi vado avanti. Posso farcela da solo"

Marino a testa bassa: "Mafia colpa della destra, io non mi arrendo"

Ignazio Marino attacca e contrattacca a testa bassa, come un toro ferito ma non ancora vinto.

Prende carta e penna per rispondere all'editoriale di ieri firmato da Ernesto Galli della Loggia sul Corriere della Sera, che puntava i riflettori sulla disastrosa situazione politica e giudiziaria dell'amministrazione della capitale. Una città in cui "
tutto è comprato e venduto, per ogni regola ci si 'aggiusta'." Governata da un sindaco che le è "intimamente estraneo", "onesto nel crollo generale" di un comune che è stato sull'orlo del commissariamento.

Accuse per la verità nemmeno troppo originali, suffragate dai fatti e ripetute alla nausea da migliaia di commentatori. Eppure Marino non ci sta: forse irritato dagli attacchi comparsi su un quotidiano solitamente avvezzo a "coprire" le difficoltà del premier e del suo partito, il sindaco di Roma perde le staffe. Riconosce - e sarebbe difficile sostenere il contrario - che "gran parte della macchina dell'amministrazione è sostanzialmente marcia" ma rivendica la "passione" e la determinazione" nel cambiare le cose.

Giura che non si arrenderà mai, ma getta la croce sulla "destra e sul consociativismo" che hanno lasciato in eredità vecchie incrostazioni di favoritismo e familismo. Peccato dimentichi che Roma, dal 1993 ad oggi, sia sempre stata governata dalla sinistra se si esclude la breve parentesi di Alemanno.

Rivendica il merito di "scelte impopolari" come la chiusura di via dei Fori Imperiali ma l'unico risultato importante che vanta è il lavoro per migliorare la raccolta differenziata. Un po' pochino, per chi è al Campidoglio da due anni, peraltro con un governo centrale di colore amico. Degli scandali e dei problemi, poco o nulla. Marino prosegue a tutta forza. Una corsa folle e solitaria che lascia tutti sbigottiti.

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