Mattarella resta in stato di pre-allarme

Il Colle attende i dati, ma il rischio urne anticipate non è in agenda

Roberto Scafuri

Roma Finito il tempo delle parole sparse nel vento elettorale, la notte dei primi dati reca sul Colle informazioni magari non del tutto confortanti, ma preziose. L'avanzata leghista c'è e si dimostra imponente, la Caporetto grillina pure: una forbice che non solo può aumentare le turbolenze tra i gialloverdi, ma rischia addirittura di prefigurare nuove maggioranze nel Parlamento.

La «strana alleanza» di governo viene bocciata dagli italiani, che sembrano pronti a reclamare una guida leghista a Palazzo Chigi. E se finora il passaggio obbligato doveva essere quello elettorale, da oggi nessuno può escludere clamorosi sviluppi interni a schiere parlamentari che si sono insediate soltanto un anno fa. Ma in un anno il quadro sembra essersi modificato tanto radicalmente da far pensare a un cataclisma ormai prossimo. I Cinquestelle sono in caduta libera, cosa che non mancherà di provocare smottamenti di peso, mentre la leadership di Salvini si afferma come unica speranza di poter ridurre i danni provocati dalle scelte economiche.

Anche se Salvini fa professione d'umiltà e dichiara che «nulla cambia», ce n'è quanto basta per tenere il Quirinale in «stato di massimo allarme». Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella - che ieri ha votato poco dopo le 9 a Palermo, nel consueto seggio 535 dell'Istituto Giovanni XXIII a pochi passi da casa monitora l'evolversi della situazione assieme al suo staff che sottolinea come, oltre ai risultati europei, abbiano notevole rilevanza anche quelli delle elezioni locali, noti solo oggi pomeriggio. Se la Lega si confermerà lastro nascente della politica nazionale, e dunque anche al Sud, non potrebbe essere neppure escluso che Salvini si spinga fino a imboccare da subito il sentiero delle elezioni anticipate: si tratterebbe, per la prima volta, di urne tra settembre e ottobre, dunque all'inizio della sessione di bilancio. Incombe una manovra che, fra i 23 miliardi di clausola di salvaguardia e i tagli derivanti dalle misure varate in deficit, potrebbe forse superare i 50 miliardi di euro.«Sarà un periodo complicato», dice Salvini annunciando pure che «è giunto il momento della responsabilità». La Lega cerca di rilanciare e fare sua l'intera posta, non difficilmente il Quirinale potrà consentire uno sfarinamento del governo prolungato nel tempo e senza passaggi in Parlamento.

«Qualsiasi turbolenza verrà valutata al momento debito, ma perché si apra un eventuale scenario di crisi è necessario che qualcuno ritiri il proprio appoggio parlamentare a Conte». Salvini se la sentirà di fare un azzardo del genere, al primo accenno di dissolvimento delle meteore grilline? L'alternativa, qualora si escludessero le urne anticipate e la possibilità di una maggioranza diversa nelle due Camere, sarebbe soltanto quella di un governo di «unità nazionale» di transizione: ipotesi che pure era stata evocata nel Palazzo, ma da ieri sera totalmente tramontata. Gli scenari futuri sono fortemente intrecciati con i costituendi assetti europei, anche se il trionfo leghista porta ancora una volta l'Italia al fianco dell'ungherese Orban, ma in controtendenza rispetto ad altri Paesi europei.

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