Meglio tanti clienti che un solo dittatore

Meglio tanti clienti che un solo dittatore

Nel 1939, quando c'era Lui, l'Italia cantava «se potessi avere mille lire al mese». Era quello lo stipendio sognato per poter condurre un'esistenza magari piccolo borghese, ma comunque più che dignitosa. Bene. Sapete quanto guadagnavano, all'epoca, i giornalisti? Nel 1935 al Corriere della Sera un nuovo assunto prendeva 2.000 lire al mese (quindi, il doppio dei sogni medi degli italiani contemporanei), i redattori anziani 2.500, un caporedattore 17.000, il direttore 30.000 al mese più 10.000 di indennità. E i collaboratori? Un articolo, un solo articolo di terza pagina veniva pagato dalle 1.000 alle 2.000 lire: cioè come un intero stipendio sognato dagli italiani, o come il suo doppio.

Vogliamo fare un confronto con oggi? Allora. Facendo un po' i conti della serva, potremmo dire che oggi uno stipendio che soddisfi ambizioni come quelle della canzone di Gilberto Mazzi («un modesto impiego... una casettina in periferia... una mogliettina giovane e carina») è sui duemila euro al mese. Dunque, se i giornalisti guadagnassero come negli anni ruggenti, un giovane neo assunto oggi dovrebbe prendere sui 4.000 euro al mese. E invece, per chi non lo sapesse, oggi un giornalista praticante parte da uno stipendio mensile lordo (ripeto: lordo) sui 1.350 euro: circa quattro volte meno che negli anni Trenta. Inutile aggiungere che un caporedattore che guadagni oggi 34.000 euro al mese (le 17.000 lire di allora), ma anche un quarto di 34.000, non esiste neppure al cinema.

Insomma i giornalisti degli anni Trenta erano uomini ricchi, nella peggiore delle ipotesi molto benestanti, assai più di oggi. Forse che allora lavoravano di più? Non si direbbe, guardando gli organici: il Corriere della Sera aveva 76 giornalisti, La Stampa 67, la Gazzetta del Popolo 57, il Popolo d'Italia 54, il Messaggero 33. Infinitamente più di oggi, se si considera che i giornali erano, a quei tempi, di 4, 6 o al massimo 8 pagine.

Ecco. Scusate se siamo partiti da lontano, ma vogliamo far capire ai lettori una cosa: dal punto di vista economico, dal punto di vista dei privilegi, se c'è una condizione in cui per i giornalisti è una pacchia, questa è la dittatura. Non solo sotto il fascismo, ma in tutti i regimi i giornalisti asserviti vengono trattati con i guanti bianchi, perché per indottrinare le masse il governo ha bisogno di una narrazione addomesticata, trionfante: e i giornalisti sono i suoi cantori più importanti.

Per questo motivo la battaglia per la libertà di stampa non è una difesa dei nostri interessi, cari lettori, ma dei vostri. Noi giornalisti, lo stipendio lo prendiamo anche nei periodi di censura (anzi, lo prendiamo più alto, come abbiamo visto): sono i cittadini a rimetterci se viene meno la libertà di stampa. A noi, per esempio, oggi farebbe molto comodo salire tutti sul carro dei vincitori. Ma visto che siamo puttane, come dice Di Battista, preferiamo poterci prostituire al servizio di più clienti piuttosto che avere tutti un solo datore di lavoro, come vorrebbero quelli della piattaforma, della democrazia diretta, e di tante altri imbrogli a cinque stelle.

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