da Roma
Tre giorni fa la condanna del governo israeliano per aver impedito al patriarca latino di Gerusalemme Pierbattista Pizzaballa e al custode di Terra Santa padre Francesco Ielpo di entrare nella chiesa del Santo sepolcro e celebrare la messa della domenica delle Palme. Ieri la notizia del "no" agli Stati Uniti che alcuni giorni fa si sono visti negare dal governo italiano l'atterraggio di due caccia armati nella base militare di Sigonella, in Sicilia, fulcro logistico per le operazioni Nato in Europa, Nord Africa e Medio Oriente. In settantadue ore, insomma, due prese di distanza - dovute ma chiare - da quell'asse tra Washington e Tel Aviv che ormai da mesi sta incendiando il mondo.
C'è chi lo interpreta come un vero e proprio cambio di passo di Giorgia Meloni dopo una débâcle referendaria a cui - dicono quasi tutti gli analisti - avrebbe contribuito in maniera determinante la percezione di un esecutivo troppo accondiscendente con Donald Trump e Benjamin Netanyahu. Ma chi è di casa a Palazzo Chigi e nella vicinissima via della Scrofa derubrica le due vicende a "scelte chiare e di coerenza" e sottolinea come ormai da mesi i vertici di Fdi guardino con grande perplessità alle mosse dell'inquilino della Casa Bianca, a partire dai dazi fino ad arrivare all'attacco unilaterale all'Iran. Non è un caso - fanno notare - che nell'ultima edizione della kermesse di Atreju dello scorso dicembre non vi fosse neanche un ospite riconducibile al mondo Maga, come pure la scelta di dare zero rilevanza mediatica alla presenza di una folta pattuglia di esponenti Fdi al Cpac che si è appena chiuso a Dallas.
Di certo, c'è che negli ultimi giorni Meloni si sta muovendo facendosi molto poco influenzare dalle inevitabili costrizioni diplomatiche imposte a chiunque sieda a Palazzo Chigi. Tanto da prendere le distanze da Netanyahu (facendo convocare l'ambasciatore di Israele alla Farnesina) e dire "no" a Trump. Ovviamente, il parallelo con Bettino Craxi e il 1985 non sta in piedi. Ma certamente il diniego dell'alba di sabato non può essere derubricato a passaggio incidentale.
La notizia la dà in mattinata il Corriere della Sera: nella notte tra venerdì e sabato (all'incirca alle tre), informato dal capo di Stato maggiore della Difesa Luciano Portolono, il ministro della Difesa Guido Crosetto non acconsente all'atterraggio a Sigonella di due caccia americani armati e già in volo. Una decisione condivisa con Meloni e di cui viene immediatamente informato il generale Gianni Candotti, consigliere per gli Affari militari del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. La richiesta di atterraggio, è la posizione del governo italiano, andava oltre quanto previsto dai trattati bilaterali, non trattandosi di semplici voli logistici. "L'Italia - recita una nota di Palazzo Chigi - agisce nel rispetto degli accordi internazionali e degli indirizzi espressi alle Camere". E sulle possibili implicazioni diplomatiche, il governo fa sapere che "non si registrano criticità né frizioni con i partner internazionali". Anzi, "i rapporti con gli Stati Uniti sono solidi e improntati a una piena e leale collaborazione". Circostanza che trova in parte conferma nelle notizie che, riferisce l'Ansa, filtrano dal Pentagono: "L'Italia sta rispettando i trattati". Insomma, niente a che vedere con il durissimo affondo di Trump con i Paesi europei - la Francia su tutti - che avrebbero negano il sorvolo ai caccia americani diretti in Israele con rifornimenti militari.
Per tutto il giorno si rincorrono versioni discordanti sulla "fuga" di notizie, ma la questione è troppo strategica per pensare - come sostiene qualche big del governo - che sia finita sui giornali senza che Palazzo Chigi ne fosse messo a conoscenza. Tanto che della cosa sarebbe stata allertata per tempo anche l'ambasciata americana a Roma (e c'è chi ipotizza un contatto diretto Meloni-Trump).
Peraltro, sussurra qualcuno nella maggioranza, sono settimane che M5s e Avs hanno i riflettori puntati sul traffico nei cieli di Sigonella.Tutte questioni che Meloni affronterà quando riferirà alle Camere giovedì 9 aprile.