Mestiere pericoloso: il lungo tour di Nicola tra aperitivi e ospedali

Dall'happy hour anti psicosi a Milano alle cene elettorali: così si è ammalato Zingaretti

A bbracci, strette di mano, iniziative pubbliche, conferenze: la vita del politico al tempo dell'emergenza Coronavirus è durissima. Certamente i politici (con gli anziani) sono tra le fasce più esposte al contagio. Nicola Zingaretti ne è la prova vivente. Il segretario del Pd, ieri poco prima dell'ora di pranzo, in un video pubblicato sulla pagina Facebook ha annunciato di essere positivo al Covid-19. Un lunghissimo messaggio per tranquillizzare i militanti dem. Se non fosse un politico si direbbe quasi che se l'è cercata. Basta ripercorrere gli ultimi venti giorni folli della vita pubblica di Zingaretti per arrivare alla conclusione che si tratta di un contagio scontato. Atteso. Riunioni politiche, manifestazioni pubbliche e conferenze: una sfida continua al Coronavirus.

Un tour tra impegni istituzionali e raduni di piazza con lo scopo di mandare avanti l'agenda (doppia) politica di segretario del Pd e di presidente della Regione Lazio. Senza dimenticare la campagna elettorale per le elezioni suppletive di Roma al fianco del ministro dell'Economia Roberto Gualtieri. Per il capo del Pd, come per gli altri leader politici, è quasi impossibile rispettare le restrizioni a cui sono sottoposti i cittadini. Ma sono «violazioni» imposte dal ruolo pubblico: dalla visita allo Spallanzani di Roma all'aperitivo di Milano. Forzature dei protocolli dettate dall'obiettivo di non creare allarmi e psicosi nel popolo.

La missione è trasmettere tranquillità alla piazza. A costo di rimetterci la pelle. In questo caso beccare il Coronavirus. Giovedì 27 febbraio il segretario dem è stato a Milano per partecipare a un aperitivo sui Navigli con i giovani del suo partito, proprio nella prima serata in cui per i locali era caduto il divieto, durato qualche giorno, di restare aperti oltre le 18. Dopo aver risposto per circa un quarto d'ora alle domande dei cronisti, Zingaretti ha preso un aperitivo con una ventina di persone, fra giovani del Pd, volontari, alcuni consiglieri comunali, che hanno posato abbracciati al segretario in una foto postata sui social, e un consigliere regionale. Poi il governatore del Lazio si è trasferito a Bollate, per una cena in pizzeria con un'ottantina di persone, e l'indomani è rientato a Roma. Nessuno di loro, a quanto si apprende, finora ha avuto sintomi e nemmeno i partecipanti all'aperitivo con Zingaretti. Consapevole dei rischi e dell'alta probabilità di contrarre il Coronavirus, il segretario non si è sottratto all'invito del sindaco di Milano Beppe Sala.

Due settimane prima dell'happy hour milanese, Zingaretti aveva fatto visita all'Istituto Spallanzani di Roma per ringraziare medici e operatori: strette di mano, folla e contatto ravvicinato con medici e giornalisti. Rischio contagio altissimo. E i timori di trasformarsi in un untore. Ma un politico non può tirarsi indietro. E Zingaretti non si è sottratto agli impegni politici, incontrando nei giorni dell'esplosione dell'emergenza i sindaci di Napoli (Luigi de Magistris), Firenze (Dario Nardella) e Empoli (Brenda Barnini). Per i primi cittadini scatterà un periodo di quarantena. Si salva, forse, solo De Magistris che pare abbia visto Zingaretti due settimane fa. E poi il 2 marzo l'incontro al Nazareno con le parti sociali: una ventina di persone. Un assembramento vietato con i decreti varati dal governo Conte.

Divieti sospesi per il politico. Mercoledì 4 marzo il leader dei democratici ha varcato gli studi di «Porta a Porta». Quando Zingaretti è arrivato al bar per il prologo della puntata Vespa, che ancora non poteva sapere che il leader del Pd due giorni dopo sarebbe risultato positivo al Coronavirus, si è rifiutato di stringere la mano. Un presentimento.

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