"Torniamo negli Stati Uniti senza avere raggiunto un accordo" ha annunciato il vicepresidente americano J.D. Vance. Il marine non si è fatto prendere in giro dall'abilità negoziale dei Pasdaran e appena dopo 21 ore di trattative a Islamabad ha detto stop al negoziato. "Abbiamo chiarito molto bene quali sono le nostre linee rosse, su quali punti siamo disposti a venire incontro e su quali invece non lo siamo e loro hanno scelto di non accettare le nostre condizioni" sottolinea Vance prima di imbarcarsi per rientrare in patria. L'ostacolo più grande riguarda il programma nucleare, ma è seguito dal blocco dello stretto di Hormuz e altri punti come l'appoggio ai giannizzeri di Teheran in Medioriente, i danni di guerra, la garanzia che non ci saranno altri attacchi, per non parlare della limitazione dell'arsenale missilistico.
"I colloqui non sono falliti. Siamo in una fase di stallo" ha abbozzato il primo ministro pachistano Shehbaz Sharif arrampicandosi sugli specchi. Dagli Usa il presidente Donald Trump ha ordinato il "contro blocco" di Hormuz per fermare qualsiasi nave gradita ai Pasdaran e un'operazione di sminamento, che non sarà una passeggiata. Gli iraniani hanno annunciato di avere mosso i corpi speciali della Marina sulla costa Sud. "I miei colleghi hanno presentato iniziative costruttive, ma in definitiva l'altra parte non è riuscita a ottenere la fiducia della delegazione iraniana durante questo ciclo di negoziati" ha riportato su X il capo della delegazione e presidente del Parlamento, Mohammad Bagher Ghalibaf. Una pietra tombale anche se da Teheran si sono affrettati a sottolineare che il "canale diplomatico è sempre aperto". Non è chiaro che fine faranno le due settimane di tregua, ma si teme la riesplosione del conflitto forse proprio attorno ad Hormuz. Per Trump è inaccettabile che l'Iran applichi dei pedaggi e faccia transitare chi vuole a differenza di prima dell'attacco quando lo stretto era libero.
Il nodo principale del programma atomico si è subito complicato con la richiesta americana di "arricchimento zero" dell'uranio e di consegna di quello già arricchito probabilmente a un Paese terzo come la Russia. Gli iraniani non cedono sul programma nucleare civile, ma Vance ha chiarito "che dobbiamo vedere un impegno esplicito da parte loro a non cercare un'arma nucleare e a non cercare gli strumenti che permetterebbero di ottenerla rapidamente".
Muro contro muro anche su "tre o quattro punti" secondo indiscrezioni trapelate dai colloqui. I Pasdaran non hanno alcuna intenzione di abbandonare i gruppi armati come Hezbollah in Libano, gli houthi nello Yemen e le milizie sciite in Iraq. Gli americani non intendo pagare i danni di guerra e sarebbero disponibili solo a scongelare gli asset iraniani negli Usa e allentare le sanzioni in caso di accordo. Pure la descalation con i Paesi del Golfo è stata argomento di attrito e rimane nell'aria la limitazione della gittata dei missili iraniani, che sta a cuore agli israeliani. Dopo un attacco così devastante sarà dura che i Pasdaran arretrino su qualsiasi strumento di deterrenza a cominciare da Hormuz, che si sta rivelando il più potente.
"L'unico aspetto positivo è che le due parti volevano sedersi attorno a un tavolo essendo costretti da una parte della durezza dei bombardamenti e dall'altra dalla mancata resa" spiega una fonte militare del Giornale. Prima di tornare alle ostilità ci penseranno con attenzione, ma basta una scintilla sul campo per fare precipitare la situazione in uno scontro ancora più aspro dei quaranta giorni precedenti.