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"Metropoli ermafrodita, fatta a pezzi. La grande bellezza non esiste più"

Lo scrittore Aurelio Picca: "È nata da un fratricidio. E dallo stupro di Rea Silvia"

"Metropoli ermafrodita, fatta a pezzi. La grande bellezza non esiste più"

Roma brucia. Ma non è che a Roma mo' se sono scoperti tutti novelli Nerone. E i cinghiali, in latino poi sarebbe sus scrofa, che suona più nobile, ma imbastarditi pure loro co' maiali, assediano la città. E poi ce sono i gladiatori del Terzo Millennio e della terza scala di do, i Måneskin, anche se nun è colpa loro, porelli..., ma il loro concerto, con i lacci e i lacciuoli del traffico, non aiuta. Aurelio Picca, scrittore che tiene al proprio status di non romano ma di laziale (e mettiamo fra parentesi la fede calcistica), nonostante tutto Roma la ama, e non si capacita. «Ce sta pure il bouquiniste de piazzale Flaminio, che hanno bruciato...».

Aurelio, a te lo posso chiedere, perché di Roma ne sai. È diventata, o forse è sempre stata, una capitale da basso impero, o da alto medioevo, con i barbari sempre alle porte?

«Roma non avrebbe dovuto mai essere capitale d'Italia. La sua natura originaria consiste nell'essere composta di tanti pezzi, dai suoi colli... Roma Capitale, come l'hanno pomposamente ribattezzata, è l'inizio, il nuovo inizio, dei suoi problemi. Invece di fortificare le roccaforti, i rioni dei sette colli, l'hanno snaturata. Roma è una città ermafrodita, è nata su un fratricidio e su uno stupro, quello di Rea Silvia, ma se ne è fatto altro. Roma oggi vive sul terziario, vive sui souvenirs. Io li chiamo i nuovi fagottari. I turisti arrivano e non vedono niente, perché Roma se la guardano sull'iPhone, mica con gli occhi... In via del Babbuino te vendono la pizza surgelata...».

Insomma, la grande bellezza è soltanto un mito estetico?

«No, è pura retorica, è come dire che l'Italia è il Paese dei borghi, ma quali borghi... Dopo due anni di Covid, gli italiani si mettono a scoprire la grande bellezza che fu, non quella di oggi che non c'è, non esiste. La verità è che ci vorrebbe la tassa di soggiorno all'ingresso, per evitare le orde barbariche in arrivo...».

Come a Venezia...

«L'Italia è diventata un Paese da selfie, la patria dei b&b».

Scendendo sul pratico: come tentare di risolvere i problemi di ordine pubblico?

«Guarda, questa è l'estate ideologica, occorre fare le vacanze per forza, non è vitalismo ma sub vitalismo, eventi, eventi eventi... Il buon senso deve evitare di organizzare eventi colossali che portano a uno schianto psichico».

E i cinghiali?

«Ai Castelli t'attraversano la strada e poi arrivano a Roma, arrivano sulla Casilina e a Tor Bella Monaca ed entrano in centro...».

Come i barbari, appunto...

«Roma l'hanno fondata quelli che cacciavano il sacerdote del tempio sacro di Diana. Il sacerdote era in carica per due anni, e poi veniva cacciato proprio come un cinghiale e dato in dono alla dea... È il cinghiale che torna, che prende la sua rivincita».

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