Le mezze scuse di Corbyn e l'elogio social dei tre figli

Le mezze scuse di Corbyn e l'elogio social dei tre figli

Scuse a metà per Jeremy Corbyn e nuove infuocate polemiche sul dead man walking della politica britannica, a un passo dall'addio. In una doppia lettera ai lettori dei giornali della domenica, l'Observer e il Sunday Mirror, il leader del Labour si scusa per la batosta elettorale alle elezioni del 12 dicembre, il peggior risultato per i Laburisti dal 1935 e dice l'ovvio: «Me ne assumo la responsabilità». Eppure sui contenuti della sua proposta politica, rigettata dagli elettori e accusata di essere una obsoleta e dispendiosa retromarcia verso un socialismo anni Settanta, Corbyn non fa autocritica. Si dice convinto che la sua campagna elettorale - di cui va «orgoglioso» - abbia non solo offerto un messaggio «di speranza» ma che il Labour abbia adirittura «vinto la battaglia sui temi», che le sue politiche sono «popolari» e che il suo programma sarà visto nel tempo come «storicamente importante». Un altro autogol per il leader rosso dopo la debacle elettorale. Perché, alla fine, le parole di Corbyn hanno più il sapore dell'autoassoluzione che delle scuse. Non a caso, mentre si è già aperta la corsa per la successione, che vede almeno quattro donne tra le favorite, su cinque possibili candidati (Angela Rayner, Jess Phillips, Lisa Nandy, Yvette Cooper e l'unico uomo Keir Starmer) interviene la decana dei parlamentari laburisti, Harriet Harman, a fustigare il leader in uscita. Le sue parole - dice «dimostrano che non ha nessuna volontà di capire le ragioni che hanno portato alla catastrofica sconfitta laburista». Il deputato John Spellar, ex sottosegretario per l'Irlanda del Nord, raddoppia facendosi beffa di Corbyn: «Chiaramente lo spettacolo è stato un successo, ma il pubblico era fallimentare».

Chi invece, dopo la batosta elettorale, ha regalato ai social un estatico tributo al leader laburista sono stati i tre figli di Corbyn, oggi al terzo matrimonio. Ben, Seb e Tommy (quest'ultimo attivo su Twitter) hanno ammesso dopo i risultati: «La sconfitta di ieri fa male, oggi fa male un po' di più e domani farà ancora più male». Come ha fatto il padre, hanno puntato il dito contro forze esterne: «Non abbiamo mai conosciuto un politico così insultato e diffamato». E hanno difeso, senza autocritica, la sua piattaforma elettorale: «Sostenere che le ideologie per cui si batte sono antiquate è sbagliato». Firmato: «I tre più orgogliosi figli del pianeta».

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