"La mia vita in aiuto di chi è solo tra anziani poveri e i soliti furbetti"

Il volontario della Protezione civile: "Troppi sono alla fame"

Gianfranco D'Angelo è un volontario della protezione civile di Cologno Monzese, il paese che conta più contagiati dopo Milano. Fa parte di una squadra di una quarantina di persone che ogni giorno è impegnata a procurare cibo, medicinali, ossigeno a chi è in difficoltà, a chi è solo e a chi è malato, in ospedale o in quarantena. «Non entriamo nelle case, lasciamo la spesa e ritiriamo i soldi sul pianerottolo». E racconta un'Italia che non vedi mai.

Com'è la situazione?

«Gli anziani per diverso tempo se ne sono fregati. Per questo sono state chiusi i loro centri di aggregazione. I giovani si sono adattati più rapidamente».

Che Italia hai trovato?

«Tantissima gente se la passa male: siamo andati in case fatiscenti e portato quattro uova, un po' di pane, 8 euro di spesa: anziani con la pensione minima che fanno fatica. Gente sola, senza figli, che non usciva di casa neanche prima del coronavirus. La miseria la tocchi».

Ma non sono già assistite?

«Le associazione di volontariato che ricevevano un sacco di materiale dai supermercati adesso non fanno più fatica perché la gente consuma tutto e perché se tengono troppa roba nei depositi scade».

Cosa chiedono?

«Gli anziani soli non prendono mai tanta roba, anche perché hanno pochi soldi. Pasta, acqua, carne. A volte come i bambini le caramelle rosse della Sperlari».

E gli altri?

«Di tutto. E qualche richiesta strana»

Tipo?

«Una signora ha perso il marito la settimana scorsa per coronavirus. Ci ha chiesto cose come profumi, abbigliamento intimo e vodka che noi non portiamo. Portiamo vino ma in quantità limitate. C'è chi ha chiesto sei bottiglie di Barbera, abbiamo potuto portarne due. Chiedono molte sigarette».

C'è qualcuno che esagera?

«Una donna ci ha chiesto dodici confezioni di acqua, otto confezioni di latte, più una marea di roba: non aveva i soldi per pagarli e abitava in una palazzina al terzo piano. Senza ascensore».

Cosa ti ha deluso?

«Si vedono pochi ragazzi a dare una mano. Sono impauriti. Da noi si è presentata volontaria solo una ragazza di 19 anni. Gli altri sono tutti ultracinquantenni».

E sorpreso?

«Ho trovato molta positività negli stranieri. In Fiera a Milano siamo andati a ritirare dei materiali spediti dai cinesi con su scritto Forza Italia. Loro sono più fiduciosi di noi».

Furbetti?

«Tanti. Mettono nella lista sempre gli stessi soldi. Oppure chiedono: anticipate voi che poi ve li do? Poi ci sono quelli che ti fanno una spesa da 80 euro e te ne danno solo 50».

Capita qualcosa di divertente?

«Una volta ci hanno mandato in un alloggio del comune dove abita una donna con problemi psichiatrici. Ci hanno detto: mi raccomando, state attenti. Invece è l'unica persona sana che abbiamo trovato. Comprensiva, attenta, collaborativa».

E poi?

«A un signore abbiamo telefonato: guardi che nel pomeriggio veniamo a prendere la lista per la spesa. E lui: mi spiace ma nel pomeriggio io non ci sono, vado in giro. Ma lo sa che non può? Si, ma mia moglie mi ha cacciato di casa e allora...».

Cosa è importante da dire?

«Spero che la gente capisca che ci sono molte persone che lavorano per gli altri. C'è tanta ipocrisia soprattutto tra quelli che predicano la solidarietà: se poi gli tocchi il portafoglio ti tagliano le mani».

Tipo?

«A dare una mano ho visto gli alpini. Non i centri sociali».

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