Minacce e propaganda. Putin chiude le frontiere anche ai suoi funzionari

Funerale da eroe per Tatarsky, delirio Medvedev "Ucraina inutile, sparirà". Lo Zar blocca le fughe

Minacce e propaganda. Putin chiude le frontiere anche ai suoi funzionari

È l'ora della propaganda più sguaiata in una Russia più che mai lontana dai propri obiettivi bellici in Ucraina. L'ora dei proclami slegati dalla realtà pronunciati ai funerali di uno dei più seguiti propagandisti della guerra di Putin, ma anche delle analisi poco benedette dalla logica da parte di un uomo politico l'ex presidente Dmitry Medvedev che pretende di rappresentare le buone ragioni di Mosca nell'aggredire militarmente un libero Paese vicino. Ma è anche il momento in cui un regime in crescente paranoia non può più permettersi opposizioni interne né defezioni, per cui come in epoca sovietica - emette condanne durissime a carico dei dissidenti e spranga le frontiere per i funzionari governativi.

C'era una lunga coda riportano i media russi allineati al regime ieri all'ingresso della camera ardente di Maksim Fomin, meglio noto come Vladlen Tatarsky. Il blogger ultranazionalista e comandante militare, ucciso lo scorso 2 aprile a San Pietroburgo in un attentato, è stato salutato anche da Evgeny Prigozhin, il capo dell'organizzazione di mercenari Wagner che gli aveva messo a disposizione il locale in cui è stata fatta esplodere una statuetta imbottita di tritolo. Nel ringraziare Tatarsky «a nome di Wagner», Prigozhin ha affermato che aveva «fatto molto per permetterci di ottenere la vittoria e di distruggere il nemico». Non è chiaro di quale vittoria stesse parlando, dal momento che i suoi uomini stanno morendo da mesi a decine di migliaia in una Bakhmut che non riescono a conquistare. In compenso, i rappresentanti di Wagner hanno deposto accanto alla bara del blogger un martello, tragico simbolo delle brutali esecuzioni dei loro disertori, accompagnato dalla scritta «Non fiori ma mazze». Appropriato per ricordare un ex rapinatore di banche che sosteneva a gran voce lo sterminio degli ucraini e di cui si ricorda la frase: «Sconfiggeremo tutti, uccideremo tutti e deruberemo tutti, proprio come piace a noi». Un uomo che Putin ha ritenuto di decorare post mortem e che ieri Prigozhin ha definito «un soldato la cui voce vivrà per sempre e parlerà solo della verità».

Peggio di Prigozhin è riuscito a fare Medvedev in uno sgangherato post in sei punti pubblicato sulla sua pagina di VKontakte, l'equivalente di Facebook in Russia. L'ex presidente e premier russo si è detto certo che l'Ucraina scomparirà «perché nessuno ne ha bisogno»: né l'Europa, né gli Stati Uniti, né l'Africa e l'America Latina, né l'Asia, né ovviamente la Russia e nemmeno a sentir lui gli stessi cittadini ucraini che stanno combattendo per la propria libertà. Per Medvedev, che si rifà a un articolo di Putin del 2021 che affermava che gli ucraini sono solo una sottospecie del «fratello maggiore» russo, l'Ucraina è «un malinteso generato dal crollo dell'Urss, perciò non abbiamo bisogno di una sub-Ucraina, ma della Grande Russia».

Messi così a posto quanti si illudono che Putin punti solo a «riprendersi» il Donbass e a tenersi la Crimea, rimane da capire con quali metodi sarà riedificata questa Grande Russia che tanto ricorda la Grande Germania di Hitler.

Un indizio ce l'ha appena dato la condanna per tradimento a 25 anni di carcere di Vadim Kara-Murza, uno degli ultimi seguaci a piede libero di Aleksei Navalny.

Un altro è arrivato ieri con la chiusura delle frontiere russe per i funzionari governativi e gli alti dirigenti delle aziende di Stato: troppo forte è la paura di fuga di notizie, ma anche il richiamo della foresta dello Stato totalitario.

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