Minacce al vescovo di Torino: i messaggi sono stati inviati alla Diocesi

La Questura chiede l'innalzamento della protezione per gli obiettivi religiosi

Minacce al vescovo di Torino:  i messaggi sono stati inviati alla Diocesi

Dopo lo sgozzamento nella cattedrale di Nizza per mano del terrorista tunisino, Brahim Aoussaoui, giunto dall'Italia, sono arrivate minacce alla diocesi di Torino «di tenore francese» rivela una fonte qualificata del Giornale. E la Questura del capoluogo piemontese ha chiesto l'innalzamento della protezione per gli obiettivi religiosi a cominciare dalle chiese.

Lo scorso fine settimana sarebbe stata inviata una lettera o indirizzate minacce estremiste al vescovado del capoluogo piemontese. La matrice dovrebbe essere jihadista, ma non si possono escludere provocazioni di altra tendenza. Le maglie del riserbo sono strette e l'annuncio di azioni eclatanti ha fatto innalzare il livello di allerta mobilitando le forze dell'ordine ed i militari di Strade sicure. Prima di Nizza la Digos non ha sottovalutato anche un altro aspetto: la saldatura fra ultrà, frange anarchiche e mini bande di giovani magrebini di seconda generazione nelle violente proteste a Torino contro le restrizioni per contenere il virus. Le minacce «dal tenore francese» sarebbero indirizzate all'arcivescovo Cesare Nosiglia, che ha sempre mantenuto un buon rapporto di dialogo con la comunità islamica locale. Lo scorso agosto, Papa Francesco lo aveva confermato per altri due anni a capo della diocesi. Torino e il Piemonte hanno registrato casi di jihadisti espulsi e arresti di sospetti terroristi, ma non si sono mai verificati attentati eclatanti come nella vicina Francia. Nel giugno dello scorso anno era stato condannato dal tribunale di Torino, a 6 anni e mezzo di carcere, Elmahdi Halili, giovane jihadista marocchino, che ha scritto in italiano un manuale dello Stato islamico.

Un altro campanello d'allarme per Torino sono stati gli scontri con la polizia di una settimana fa per le restrizioni dettate dal Covid. Fra i fermati per resistenza c'era anche Nizar Haddouni, 18 anni, che vive a Porta Palazzo, e ha ammesso con il quotidiano La Stampa la «gara a chi faceva più casino. Tra noi e gli altri gruppi di periferia: Vallette, Mirafiori, Barriera Milano». Le vetrine dei negozi di lusso del centro sono state sfondate dai casseur tornesi poi pizzicati con i beni rubati durante i disordini.

Sherif al Sebaie, esperto di politiche di integrazione a Torino, lancia l'allarme con il Giornale: «Bisogna fare attenzione. Alcune periferie non sono un laboratorio di integrazione, ma una bomba ad orologeria che potrebbe scoppiarci in faccia». Secondo l'esperto «i segnali sono gli svariati episodi di violenza e microcriminalità di bande composte soprattutto da giovani marocchini, ma pure alcuni egiziani di seconda generazione, che durante i disordini per le restrizioni hanno saccheggiato i negozi di lusso». Per Sebiae le periferie disagiate torinesi, come accade da tempo in Francia, sono «la culla ideale, il terreno fertile per la nascita di fenomeni di radicalismo jihadista».

E a lanciare ulteriore benzina sul fuoco, a livello internazionale, ci ha pensato ieri il ministro della Difesa turco, Hulusi Akar, bollando le vignette su Maometto pubblicate dal giornale francese Charlie Hebdo, una forma di «terrorismo trasformata in satira».

Nel frattempo Aoussaoui, il tagliagole di Nizza catturato dopo essere stato ferito dagli agenti, è risultato positivo al virus. Nonostante la quarantena su uno dei traghetti per i migranti dopo lo sbarco a Lampedusa, il terrorista ha comunque contratto il Covid. E percorso da contagiato tutta l'Italia, con il foglio di via in tasca, per arrivare a Nizza dove ha seminato morte e terrore nella cattedrale.

+++ Aggiornamento del 3/11/2020 alle ore 17.32: La Questura smentisce la matrice islamica, ma chiede l'innalzamento della protezione per gli obiettivi religiosi +++

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