Il bluff di Luciana Lamorgese sul vertice di Malta

Nonostante il fallimento della strategia uscita dal vertice di Malta dello scorso 23 settembre, il ministro dell'interno Luciana Lamorgese ha nuovamente parlato di "successo" di quell'accordo. Ma i numeri e le circostanze la smentiscono

Il bluff di Luciana Lamorgese sul vertice di Malta

Il ministro Lamorgese ci riprova: nonostante il palese fallimento degli accordi di Malta, il titolare del Viminale è tornato ad evidenziare il presunto successo della strategia italiana in Europa partendo proprio dal vertice tenuto a La Valletta il 23 settembre scorso.

Come si ricorderà, quell’incontro è stato promosso dalla Germania per affrontare in primo luogo la tematica della redistribuzione delle quote dei migranti tra i vari paesi europei. Un modo per Berlino di offrire una sponda al governo Conte II, da poco insediato e già in quelle settimane sotto pressione sul fronte migratorio.

Poi però il vertice tenuto nella capitale maltese tra i rappresentanti di Germania, Francia, Italia, Malta e Finlandia non ha dato alcun frutto. È uscito fuori invece un documento di cinque punti, non vincolante e non assolutamente rispondente a quelle che erano le aspettative della vigilia. In poche parole, il vertice di Malta si è rivelato solo una passerella politica e nulla più. Inoltre, nel successivo vertice tra i ministri degli interni dell’Ue tenuto in Lussemburgo, quello scarno documento d’intesa siglato il 23 settembre non ha avuto alcun sostegno politico da parte di altri paesi.

Eppure, e qui si ritorna alla cronaca di queste ore, secondo il ministro Lamorgese l’accordo di Malta “sta dando i suoi frutti”: “Negli ultimi sbarchi – ha affermato il titolare dell’interno – è accaduta una cosa che non era mai accaduta prima. La Commissione europea ha fatto la richiesta di redistribuzione in Europa dei migranti pervenuti sulle coste italiane con la partecipazione anche di altri paesi tipo la Spagna che non aveva mai partecipato”. Dunque, per il ministro è tempo di brindare. Ma quanto accaduto in questi giorni non è assolutamente storico, né tanto meno ricollegabile all’accordo di Malta.

Quest’ultimo, tra i cinque punti abbozzati il 23 settembre scorso, intaccava un meccanismo di redistribuzione automatica tra i paesi europei e non invece volontaria, come accadeva fino ad ora. Anzi, come accade ancora oggi: perché, come detto, quell’accordo/non accordo non è mai entrato in vigore in quanto, al di là di pochi paesi dell’Ue, gran parte dei governi hanno cestinato la proposta giunta dal vertice maltese.

La ricollocazione delle quote di migranti a cui ha fatto riferimento il ministro, è la stessa già vista in passato anche durante il governo gialloverde. Nella sostanza non è cambiato nulla, parlare di momento storico e citare l’accordo di Malta appare un vero e proprio azzardo politico.

A puntare il dito contro le ultime esternazioni del ministro Lamorgese, anche due ex sottosegretari in carica al Viminale durante i 14 mesi di gestione Salvini: “Il ministero dà i numeri e parla di aumento dei ricollocamenti, ma è l’ennesima farsa – hanno dichiarato infatti Stefano Candiani e Nicola Molteni, entrambi della Lega – Dei 262 immigrati accettati da altri Paesi Ue, solo poche decine sono state individuate tra le persone sbarcate in Italia durante il governo delle poltrone. Tutti gli altri riguardano intese precedenti. E comunque nulla c'entra il preaccordo di Malta i cui termini non sono ancora stati condivisi con l'Ue. Bugiardi e incapaci”.

La redistribuzione attuale, è figlia dello stesso meccanismo attuato in questi anni e per nulla modificato da una bozza firmata da cinque ministri dell’interno europei a Malta che, come detto in precedenza, non ha riscosso molto successo politico nel resto d’Europa.

Per la Lamorgese però, tutto sta funzionando secondo i piani dell’esecutivo giallorosso: “L'accordo di Malta, checchè se ne dica, dei risultati lo sta dando e di quello possiamo essere soddisfatti”, ha infatti aggiunto il ministro.

Le parole del titolare del Viminale sono arrivate al termine del Consiglio europeo Giustizia e Affari Interni, tenuto quest’oggi a Bruxelles.

Un incontro nel corso della quale, tra le altre cose, l’Italia ha avanzato la proposta di una maggiore responsabilizzazione dei Paesi di cui viene esposta la bandiera, anche su spinta di una recente sentenza del tribunale dei ministri.

Una proposta però che, come rivelato dalla stessa Lamorgese, vale per la navi private e non le Ong in quanto, per queste ultime, varrebbe già l’attuale codice varato dal ministro Minniti nel 2017.

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