La prima missione "di destra": blindare la Corte Suprema

Il nuovo presidente dovrà sostituire il defunto giudice Scalia per impedire la deriva progressista delle toghe

La prima missione "di destra": blindare la Corte Suprema

Su un punto i media americani, che siano di destra (pochi) o di sinistra (la maggioranza) sono d'accordo: la nomina di maggior peso che Trump dovrà fare dopo il suo insediamento alla Casa Bianca non sarà quella del Segretario di Stato o del Segretario alla Difesa, ma quella del nono giudice della Corte Suprema, che dovrà sostituire il defunto Antonin Scalia. Negli ultimi mesi del suo mandato, Obama aveva designato per la carica un suo candidato - considerato moderatamente «liberal» ma con una decisione senza precedenti il Senato controllato dai repubblicani ha addirittura rifiutato di prenderla in esame, argomentando che il compito spettava al nuovo presidente. L'orientamento politico di questo giudice, che romperà l'attuale equilibrio tra i quattro conservatori e i quattro progressisti e perciò sarà decisivo per quasi tutte le sentenze è considerato talmente importante, da essere stato uno dei temi più controversi della campagna elettorale. Nella sua battaglia contro Hillary, Trump ha più volte messo in guardia l'elettorato contro la possibile nomina di un uomo di sinistra, che magari avrebbe tentato di mettere in discussione il Secondo emendamento della Costituzione, che autorizza il possesso di armi. La Clinton, dal canto suo, ha detto e ripetuto che se il posto vacante fosse stato riempito da Trump, ripristinando nella Corte il primato conservatore, l'evoluzione liberale della società americana sarebbe stata in grave pericolo.

La Corte suprema, costituita nel 1789 e attualmente presieduta dal repubblicano «moderato» John Roberts, è una delle istituzioni nello stesso tempo più importanti e rispettate degli Stati Uniti. La sua funzione principale è giudicare della costituzionalità delle leggi, statali e federali, ma nel 2000 è stata anche chiamata, in seguito all'appello del candidato democratico contro George Bush, a decidere l'esito delle elezioni presidenziali. Alcune sue sentenze hanno segnato svolte fondamentali nella legislazione e nel costume: per esempio, la Roe vs.Wade del 1977, che azzerando le leggi di ben 46 Stati legalizzò l'aborto, la Hustler vs.Falwell del 1998 a tutela della libertà di espressione e la Romer vs.Evans del 1996 contro la discriminazione degli omosessuali. Molti ricorderanno anche il ruolo fondamentale che l'allora presidente Earl Warren, nominato da Eisenhower, svolse nella controversa inchiesta sull'assassinio di Kennedy. Negli ultimi anni, una Corte presieduta e dominata dai giudici conservatori nominati (a vita) da Reagan e dai Bush è stata molto più prudente su questo scottante terreno sociale. Obama ha cercato di rovesciare la situazione nominando due donne super-progressiste, la «latina» Sonia Sotomayor ed Elena Kagan, ma nonostante il vuoto lasciato dalla morte di Scalia, un italo-americano di idee molto conservatrici, non ha avuto modo di portare a termine il suo disegno.

Ora Trump ha la possibilità di farlo naufragare definitivamente, ripristinando la vecchia maggioranza di destra. Sebbene i repubblicani abbiano mantenuto il controllo del Senato, che deve ratificare la nomina, il neopresidente non ha le mani completamente libere. Se infatti la sua scelta cadesse su un personaggio troppo controverso, i democratici potrebbero tentare di bloccarlo con l'arma della filibusta, come è già accaduto un paio di volte in passato. Perciò, si prevede che Trump ricada su un candidato conservatore, ma che goda della stima generale, scegliendolo tra alti magistrati, professori di diritto e volendo - perfino avvocati.

A favore di Trump gioca un altro elemento: due dei giudici progressisti hanno più di ottant'anni, e potrebbero dimettersi durante il suo mandato o addirittura morire. Se egli potesse fare non una, ma tre nomine, sarebbe in grado di influenzare gli orientamenti della Corte per una generazione, con profondi riflessi sulla evoluzione e gli orientamenti della società americana. Per adesso, non circolano nomi, anche perché la priorità per Trump è formare la squadra di governo. Ma possiamo stare certi che quando verrà l'ora la nomina del nono giudice diventerà uno degli argomenti più scottanti del suo primo anno di presidenza.

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