Cercasi mister X in grado di unire il campo largo, così da evitare le primarie, e soprattutto, impedire che la candidata sia Elly Schlein. Urge, un federatore, un grande mediatore, che si faccia concavo con i centristi della coalizione e convesso con chi ha posizioni più di sinistra.
Da giorni questa tesi è tornata a rimbalzare tra le segreterie che compongono il fronte progressista. I teorici del facilitatore del campo largo sono diversi, siedono ai piani alti del Nazareno, dove si trova la sede del Partito Democratico. Ritengono che «Elly» non abbia il phisique du rôle per superare Giorgia Meloni. È una tesi che viene condivisa dai grandi vecchi del Pd - come ad esempio, Goffredo Bettini, Dario Franceschini, il professore Romano Prodi. Tre personalità che nutrono perplessità prima di tutto sulle primarie e in secondo luogo sulla volontà di «Elly» di essere lei la federatrice della coalizione.
Ragion per cui un mister X potrebbe dunque spuntare da un momento all'altro. Ad esempio, Rosy Bindi, che ha rivestito ruoli apicali all'interno del Pd, è stata la prima a dirlo esplicitamente: «Io vorrei qualcuno che metta insieme Pd e M5S perché, con queste premesse, questi non si mettono nemmeno a un tavolo». Di fatto, Bindi chiede un passo indietro dei due duellanti, ovvero di Schlein e Conte, a favore di un Papa e non di una papessa. Non svela la carta segreta, l'ex presidente dei democratici. Ha buttato nella mischia la suggestione e ha tolto la mano.
Una mossa che al Nazareno viene vissuta come un ulteriore bocciatura di Elly. Una giornata, quella di ieri, non facile per le truppe della segretaria. Al mattino il risveglio è stato tormentato dalla lettura dell'editoriale di Paolo Mieli sul Corriere della Sera. L'ex direttore di via Solferino si è espresso così: «Ora fermo restando che negli altri Paesi si usa che il candidato premier sia, per vie naturali, il leader del partito più forte della coalizione, se primarie devono essere, a nostro avviso, Schlein e il suo partito farebbero bene a tener duro sui punti più qualificanti del programma e lasciare a Conte il ruolo di competitore contro Giorgia Meloni». Chat del Pd infuocate. E adesso, cosa succederà? Raccontano che Schlein possa contare solo sul cerchio magico - costituito fra gli altri da Marta Bonafoni e Marco Furfaro. Ovvero chi ancora ieri le sussurrava: «Elly, non ti curar di loro ma guarda e passa!». Insomma, non sarà cosa semplice convincerla a fare un passo indietro.
Nell'attesa i sostenitori dell'avvocato del popolo all'interno del Pd crescono di ora in ora. Dietro al leader del M5S non c'è solo Goffredo Bettini, c'è anche una parte del mondo che risponde a Massimo D'Alema e forse potrebbe accodarsi anche Andrea Orlando. E chissà se poi non farà lo stesso Dario Franceschini che al momento, come conviene alla tradizione democristiana, sposa la politica dei due forni di democristiana memoria.
L'ex ministro della Cultura vede due profili come potenziali leader del centrosinistra: uno rimanda all'ex capo della polizia Franco Gabrielli, che ha conosciuto ai tempi della giovanile della Dc. L'altro alla prima cittadina di Genova, Silvia Salis.
A proposito quest'ultima, alla domanda secca se preferisce Conte o Schlein, ha risposto: «Elly». In questa partita ha un peso specifico il professore Prodi che non ha mai nascosto la stima nei confronti di Ernesto Ruffini. L'ex capo dell'Agenzia delle Entrate ha annunciato la sua partecipazione alle primarie a condizione che siano uno strumento «per individuare una visione comune di Paese e coinvolgere i cittadini». Un punto di caduta potrebbe essere Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli che piace sia al Pd sia alla galassia pentastellata. È lui allora il mister X? A taccuini chiusi pochissimi si sbilanciano.
«E se Rosy pensasse a Pier Luigi?» Ancora lui, Bersani. La ricerca è in corso e la domanda è sempre la stessa: un civil servant o un politico di professione? Aspettando Mister X, le notti di «Elly» saranno sempre più insonni.