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Le misure per contenere il prezzo del greggio. Donald minaccia ancora gli alleati su Hormuz

Sospesa legge del 1920, via sanzioni a Caracas. Poi sferza: "I Paesi che usano lo Stretto dovrebbero garantirlo, non noi"

Le misure per contenere il prezzo del greggio. Donald minaccia ancora gli alleati su Hormuz
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Gli Usa cercano di contenere l'impennata dei costi energetici causata dalla guerra in Medioriente sospendendo temporaneamente una legge marittima e allentando le sanzioni contro il Venezuela, mentre Donald Trump torna ad attaccare gli alleati sullo Stretto di Hormuz. "Mi chiedo cosa succederebbe se eliminassimo definitivamente ciò che resta dello stato terrorista iraniano e lasciassimo che i Paesi che lo utilizzano, noi no, si assumessero la responsabilità del cosiddetto Stretto? Questo spingerebbe alcuni dei nostri alleati non reattivi a darsi da fare, e in fretta", scrive su Truth il presidente americano, suggerendo che in un eventuale scenario di ridimensionamento di Teheran i partner degli Usa si "darebbero una mossa" per avere appunto la responsabilità su Hormuz. "Ricordate, per tutti quegli assoluti sciocchi là fuori, che l'Iran è considerato da tutti il principale stato sponsor del terrorismo. Li stiamo rapidamente mettendo fuori gioco", prosegue il tycoon.

Mentre la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt, in un'intervista a Fox, ripete che la riapertura dello Stretto aiuta più i paesi della Nato che gli Stati Uniti. Trump da giorni critica duramente gli alleati europei e della Nato per non voler partecipare alla missione americana per la messa in sicurezza di Hormuz, e ora l'amministrazione ha annunciato una sospensione di 60 giorni della legge che limita il trasporto di greggio all'interno degli Usa. Il Jones Act del 1920 impone che le spedizioni nazionali utilizzino navi costruite in America, di proprietà americana e con equipaggio a stelle e strisce, ed è stata un pilastro della politica marittima americana per oltre un secolo. La mossa rappresenta "solo un ulteriore passo volto ad attenuare le perturbazioni a breve termine del mercato petrolifero, mentre le forze armate statunitensi continuano a perseguire gli obiettivi dell'Operazione Epic Fury", spiega la portavoce.

Inoltre, Washington ha allentato le sanzioni sul petrolio del Venezuela con un'autorizzazione del Tesoro che consente a Pdvsa di vendere direttamente greggio di Caracas alle società americane e sui mercati globali. Secondo il New York Times la prossima decisione di Trump sarà se, a prescindere dai rischi, sequestrare o distruggere il materiale nucleare iraniano quasi a livello di bomba che si ritiene sia immagazzinato ancora sotto una montagna a Isfahan. Per il quotidiano l'operazione sarebbe fra le più audaci e rischiose della storia americana, di gran lunga più complessa dell'uccisione di Osama bin Laden o della cattura di Nicolás Maduro. Nessuno sa infatti con esattezza dove si trova tutto il materiale, senza contare che se i contenitori venissero perforati fuoriuscirebbe gas tossico e radioattivo. Se invece i contenitori si avvicinassero troppo il pericolo sarebbe quello di una reazione atomica accelerata.

Intanto, ieri pomeriggio, il presidente, con il capo del Pentagono Pete Hegseth, ha partecipato nella base aerea di Dover, in Delaware, alla cerimonia del rientro delle ultime sei salme dei militari morti in Medioriente.

I membri dell'equipaggio di un aereo cisterna dell'Aeronautica militare sono deceduti la settimana scorsa quando il velivolo si è schiantato in territorio amico nell'Iraq occidentale durante un'operazione a supporto dell'azione contro Teheran. Un incidente che ha portato il totale delle vittime a 13, mentre 200 soldati sono rimasti feriti, di cui 10 in modo grave.

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