"Il mondo in allerta senza dati certi. Il vaccino ci proteggerà"

Il microbiologo Clementi: "Omicron si è diffusa in un Paese con pochissimi immunizzati. Fondamentale la terza dose"

"Il mondo è in allerta senza avere dati certi. Il vaccino ci ha protetti e lo farà anche stavolta"

«Omicron ha già fatto il suo primo grave danno, il crollo dei mercati». Massimo Clementi, direttore del laboratorio di Microbiologia e Virologia dell'Ospedale San Raffaele di Milano, co-fondatore e past-president della Società Italiana di Virologia, è fortemente critico su come e cosa è stato diffuso sulla nuova variante sudafricana piombata sul mondo come una forte scossa di terremoto. «Nessun ente internazionale ha ancora preso posizione, ci sono solo supposizioni e le valutazioni si basano su un numero molto limitato di casi. Hanno allertato il mondo divulgando informazioni parziali».

Dunque c'è stata una precipitosa fuga in avanti?

«Per venire a capo di questa variante serviranno almeno settimane e bloccare il traffico aereo serve a poco mentre getta nel panico i mercati. Meglio i controlli mirati dei passeggeri che arrivano dalle zone a rischio».

Quindi questa variante potrebbe già circolare anche in Italia o in Europa?

«A parte i casi d'importazione ad oggi non ci sono notizie certe».

Ma se dovesse «bucare» il vaccino, immunizzarsi servirebbe comunque?

«Assolutamente sì. Mai come ora bisogna correre, correre, correre a vaccinarsi. Il vaccino finora ha protetto da tutte le varianti».

Chi deve fare la terza dose si domanda se non si debba aspettare il richiamo modificato con la variante Omicron.

«È un errore clamoroso. Primo, non si sa se questo sarà necessario. Secondo, ora più che mai la terza dose diventa la cosa più importante perché conferisce un'immunizzazione potente e in grado di bloccare tutte le possibili varianti finora rilevate».

Questa volta perché allora il mondo ha più paura?

«Un aspetto che merita attenzione sono le 32 mutazioni rilevate (la media è di 10) non solo nella proteina Spike, ma anche in altre parti del genoma».

E cosa comporta?

«Bisognerà aspettare i risultati dei più importanti esami di laboratorio e delle valutazioni cliniche dei soggetti contagiati. Occorrerà capire se infetta solo più velocemente o provoca malattie più importanti e quali sono le caratteristiche della malattia. Poi c'è l'osservazione clinica: le infezioni sono differenti o no? I contagiati si ammalano diversamente dagli altri o no?».

Insomma non sappiamo ancora niente.

«Quasi niente. Ipotizziamo che questa variante sia stata provocata per un'infezione molto lunga che avviene spesso nei soggetti immunodepressi, in queste condizioni si possono generare molte mutazioni. E i primi casi sono stati rilevati in zone con una bassissima percentuale di vaccinati dove invece circola molto l'infezione da HIV».

Una situazione ambientale estrema.

«Proprio per le condizioni particolari, questa variante ha fatto schizzare il numero dei contagi per Covid. Ma già l'ente africano ha frenato sull'allarmismo diffuso sostenendo che non sanno ancora molto di questa variante».

Anche la Delta è entrata di soppiatto nella Ue.

«Ma i vaccini l'hanno fronteggiata. E non è detto che anche Omicron non segua lo stesso percorso».

In Europa potrebbe avere un percorso diverso?

«Non sappiamo la sua capacità di diffondersi anche in altre parti del mondo, soprattutto in paesi molto coperti dal vaccino. Tra due o tre settimane avremo dati concreti su cui discutere».

Qual è la sua opinione?

«Io sono un ricercatore attento e prima di divulgare informazioni parziali, queste mutazioni bisogna studiarle. Però non sarei così sicuro che arriverà da noi in modo massiccio. Il vaccino conferisce una solidità all'immunità nei confronti del Covid ostacolando la possibilità che il virus, anche mutato, possa infettare e generare una malattia clinicamente grave. Sicuramente ci ha protetto finora dalla malattia e non vedo perché non lo debba fare anche con questa variante».

Nella peggiore delle ipotesi si modificherà il vaccino?

«Noi abbiamo un vaccino molto flessibile e adattabile alle nuove esigenze, ma si deve modificare solo se serve davvero. Finora la comunità scientifica ha ritenuto che fosse più efficace procedere con il richiamo dello stesso vaccino piuttosto che modificarlo in funzione delle varianti finora osservate».

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