Morto il capo-medico di Wuhan. L'Oms: l'epidemia non rallenta

Morto il capo-medico di Wuhan. L'Oms: l'epidemia non rallenta

Se le misure di contenimento messe in atto dall'uomo non saranno sufficienti l'epidemia non si esaurirà «da sola» ma dilagherà. E se il Covid -19 fa meno paura in assoluto rispetto ad altri coronavirus per un tasso di mortalità più basso, intorno al 2 per cento i morti sono saliti a 1.775. Tra lor un altro medico Liu Zhiming, responsabile dell'ospedale Wuchang a Wuhan, epicentro dell'emergenza.

Il Covid -19 è più contagioso e si diffonde più facilmente rispetto ai virus più letali: la Sars, mortalità 14 per cento e la Mers, addirittura 30 per cento. Per questo gli esperti condividono una certezza tra le tante incognite che ancora gravano sull'andamento del contagio: l'unico modo per fermarlo è l'isolamento, la prevenzione, evitare che circoli. Inutile sperare ora nel vaccino perché i tempi sono troppo lunghi. Almeno un anno e mezzo prima che sia possibile somministrarlo all'uomo. Cauta anche l'Organizzazione mondiale della sanità: prematuro considerare come trend in calo il declino dei nuovi casi in Cina. Al momento non è indicativo anche perché i criteri di classificazione sono controversi e i dati dalla Cina non completamente trasparenti.

La conferma arriva dal direttore generale dell'Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, che però affianca alle incertezze una notizia più confortante: l'80 per cento dei contagiati ha sviluppato una forma lieve della malattia e dunque «guarirà». Soltanto nel 14 per cento dei casi il coronavirus provoca complicazioni gravi come la polmonite, e soltanto per il 5 per cento si verifica una grave insufficienza respiratoria o shock settico e insufficienza multiorgano. Nel 2 per cento dei casi la persona che ha contratto il virus muore: il rischio aumenta con l'età e una condizione di fragilità.

A dire che l'epidemia «non scemerà da sola» è anche il direttore del dipartimento di malattie infettive dell'Istituto Superiore di Sanità, Gianni Rezza, che ha indicato nell'Africa il punto debole dove si rischia la propagazione da un nuovo focalaio. Ma, aggiunge Rezza, il caso registrato in Egitto è in isolamento e anche i focolai in Cina sembrano finalmente essere sotto controllo. Per Anthony Fauci, direttore dell'Istituto nazionale di allergie e malattie infettive dei National Institutes of Health americano, visto che al di fuori della Cina «in 24 Stati abbiamo oltre 500 casi tecnicamente siamo alle soglie di una pandemia globale». Anche per Walter Ricciardi, Oms, non è possibile dire «quando l'epidemia finirà» e occorre anche verificare «se i dati che ci arrivano dalla Cina sono attendibili».

In Cina intanto si cerca affannosamente una cura. Sono più di 80 gli studi clinici in corso o in avvio su potenziali trattamenti per il Covid-19. Accanto a farmaci di ultima generazione si tenta l'approccio tradizionale con ricette millenarie. Si testano farmaci anti-Hiv e antivirali sperimentale. Anche la clorochina, un farmaco contro la malaria e pure gli steroidi come antinfiammatori. Anche un decotto realizzato con una ricetta della medicina tradizionale cinese sarebbe efficace: «sperimentato» su 701 pazienti si sarebbe dimostrato efficcace per 130 di loro, curati e dimessi. Annunci da prendere con le pinze come quelle del primo «guarito» dimesso dall'ospedale di Wuhan trattato con una terapia a base di plasma di convalescenza, ottenuto dal sangue dei soggetti guariti dall'infezione.