Muore il padrone. E il quartiere adotta il cane

Si chiama Ugo, vive a Forcella, era rimasto solo. Così un'intera comunità lo ha fatto proprio

Muore il padrone. E  il quartiere adotta il cane

Succede a Napoli dove ci si può trovare incasinati nelle situazioni più kafkiane del mondo, dove un pezzo di carta nella buca delle lettere può preludere a qualcosa di tragicomico, ma dove batte il vero cuore di un Italia che, troppo spesso, liquida il meridione enumerandone gli indubbi difetti e dimenticando però la profonda umanità che pervade le sue genti. E allora leggi su una pagina di Facebook questa storia che, anche se per un solo minuto, ti fa sorridere oltre che commuovere e, come un temporale si porta via lo smog, ti ossigena la mente avvelenata da una vita di quotidiane miserie e brutture.

É sera tardi e il giovane sta riportando a casa il suo cane, quando si accorge che, davanti al portone chiuso, di fianco al suo, un cane sembra intenzionato a volere entrare. Ovvio che sarà di qualcuno che abita lì e allora il giovane comincia a citofonare ai condomini. Nonostante l'ora tutti rispondono gentilmente che il cane non appartiene loro. Nessuno maledice il giovane per avere disturbato. Non è per niente un disturbo, anzi qualcuno si affaccia per dare un'occhiata al cane, ma spalanca le braccia e scuote la testa. A questo punto il giovane pensa che il cane, peraltro dotato di collare, si sia smarrito o peggio, sia stato abbandonato. Magari è anziano e la sua mente un po' confusa gli ha fatto scambiare quel portone per l'entrata della sua vecchia casa.

Allora che fare? Fregarsene? Eh, no, allora il giovane sale in casa, prende acqua e cibo e lo porta davanti al cane che beve un sorso svogliatamente, rifiuta biscotti e leccornie e si mette a piangere ostinatamente piantato davanti a qull'uscio. Intanto si è formato un capannello di passanti. Chi lo accarezza, chi lo conforta chi maledice il padrone che lo ha abbandonato. Tutti hanno una parola per lui che guarda speranzoso, gli occhi supplichevoli, chi si avvicina al portone. Magari è la persona che lo aprirà. La ragazza del giovane si affaccia al balcone e, dopo un attimo, la decisione è presa. Il cane passerà la notte con loro e la mattina dopo si vedrà se ha il microchip e, insomma, in qualche modo si farà. Una volta salite le scale però, il cane si sofferma meno di un minuto e scende di nuovo bloccandosi davanti al portone, mentre arrivano due ragazzi in motorino e si fermano.

La ragazza ha un minuscolo cane in braccio e apostrofa il cagnone davanti alla porta. «Ugo, ancora qui?». «É tuo?» le chiede il giovane? «No - risponde lei - Ugo è un cane di Forcella, un cane di quartiere e in quel portone c'è una cagna in calore». A Napoli ti può succedere di tutto, i casini più kafkiani, ma ti può capitare che un capannello di gente si fermi, la sera tardi, davanti a un cane innamorato che, morto il padrone, è stato adottato da un intero quartiere.

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