La Muraro era indagata e la Raggi lo sapeva. Ma fece finta di nulla

Il sindaco di Roma quando scelse i membri dei suoi assessorati chiese a tutti i carichi pendenti

La Muraro era indagata e la Raggi lo sapeva. Ma fece finta di nulla

In Campidoglio tutti, almeno nel «raggio magico» della sindaca, sapevano che Paola Muraro era indagata. Lo sapeva, naturalmente, la stessa assessora all’Ambiente e lo sapeva, soprattutto, la sindaca Virginia Raggi prima di nominarla nella sua giunta o subito dopo averlo fatto.

Ma tutti giocarono sull’equivoco, dicendo che non era arrivato alcun avviso di garanzia, quando erano a conoscenza del fatto che questo non escludeva che l’interessata fosse stata iscritta nel registro degli indagati dalla Procura di Roma. Ecco come andarono le cose, secondo fonti ben informate. La prima cittadina Cinque Stelle quando scelse i membri della sua giunta chiese a tutti il certificato dei carichi pendenti ex articolo 335 c.p.p., secondo le regole del Movimento.

La Muraro, come gli altri, risultò «pulita». Ma poco dopo il pm Alberto Galanti, che conduce l’inchiesta sullo smaltimento dei rifiuti a Roma, fece sapere alla sindaca che era il caso di chiedere un nuovo certificato aggiornato sulla grande esperta di immondizia. Lei e il suo legale a questo punto capirono che l’aspirante assessora era finita nell’inchiesta. Ma cercarono di fare resistenza, insistettero con la Raggi dicendo che non ce n’era bisogno, visto che era già stato accertato che nessuna ombra giudiziaria pesava sull’ex consulente dell’Ama e assicurarono che la Muraro avrebbe parlato con i pm per chiarire tutto e per far archiviare il caso in breve tempo. Fatto sta che alla fine la Muraro, però, fu costretta a chiedere un nuovo certificato alla Procura e da questo risultò senza ombra di dubbio che era sottoposta ad indagine per il reato 256 comma 4 del testo unico per l’Ambiente, cioè per violazione delle norme ambientali sulla gestione dei rifiuti. Probabilmente, si tratta dell’impianto di Manlio Cerroni a Rocca Cencia. La Raggi, però, avrebbe deciso che questo fatto non rendeva la Muraro incompatibile con l’assunzione del suo incarico in giunta.

La nomina proprio in quei giorni era andata in porto e in Campidoglio non la si voleva rimettere in discussione, nella speranza che tutto si chiudesse in breve tempo, senza che la notizia trapelasse. Invece, i nodi sono venuti al pettine. E, a quanto sembra, al primo reato si è aggiunto anche l’abuso d’ufficio. In tutto questo tempo, prima che il coinvolgimento della Muraro nell’inchiesta venisse fuori, sia l’assessora che la sindaca hanno insistito sul fatto che non era arrivato un avviso di garanzia. In realtà, la Procura non ha l’obbligo di inviarlo all’indagato finché non compie atti che lo coinvolgono direttamente (interrogatori, sequestri, perquisizioni). Né deve confermare o smentire notizie dei mass media. Ma ciò non vuol dire che non ci sia stata l’iscrizione nel registro degli indagati.

Insomma, che abbiano taciuto e ancora tacciano i pm Paolo Ielo, Michele Prestipino e Alberto Galanti non vuol dire nulla. Non erano loro a dover divulgare la notizia, ma i «puri» fustigatori dei mali altrui e alfieri di trasparenza e legalità.

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