Napoli, inutile Sos al governo. E l'Europa del calcio si infuria

Già aperta un'inchiesta federale, il presidente ADL scrive ai ministri di Salute e Sport. Riflettori Uefa sul club

Il calcio non è rimasto a guardare. Il calcio ha cominciato a parlare. Enrico Preziosi, presidente del Genoa, è stato il primo a uscire dalla bolla del politicamente corretto e a lanciare accuse dirette al collega De Laurentiis. «Non voleva giocare con la Juve, si tratta di un brutto precedente, è stato lui a interpellare l'Asl» la sintesi della sua intervista rilasciata a Radio Capital ieri mattina. È stato solo l'inizio di un lunedì di fuoco per il Napoli che si è ritrovato subito tra due fronti. Da una parte la partenza dell'inchiesta decisa dalla procura federale: il suo nuovo capo, Chinè, ha chiesto agli enti interessati copia della documentazione intercorsa tra Asl, Regione e gli uffici della società campana. Da accertare è il rispetto del protocollo da parte del Napoli dopo aver scoperto la positività di Zielinski. Soltanto ieri il team azzurro è entrato ufficialmente nella bolla di Castel Volturno dopo aver eseguito il tampone di controllo.

Nel frattempo De Laurentiis, come per rompere l'accerchiamento, ha seguito due strade: ha spedito all'ufficio del giudice sportivo un pre-reclamo che è la mossa per evitare la decisione immediata dello 0 a 3 a tavolino e costringere Mastandrea a reclamare un supplemento d'indagine rinviando quindi al fine settimana il provvedimento su Juve-Napoli. Nelle stesse ore ha scritto una lettera ai ministri Spadafora e Speranza per chiedere una sorta di tutela in questo contenzioso tecnico-legale con il calcio confessando che lo spunto per l'intervento dell'Asl gli è venuto dal precedente di Lega-Pro Palermo-Potenza e chiudendo la missiva con l'invito a sorvegliare perché siano salvaguardati «ragionevolezza e rispetto». Di fatto ha già abbandonato il campo della giustizia sportiva puntando sul primato della politica.

Che le Asl si comportino in modo diverso da una regione all'altra, moltiplicando il rischio di spingere il calcio nel caos, è confermato oltre che dai precedenti di Liguria (col Genoa partito per Napoli) e Lombardia (Milan partito per Crotone) da altri due viaggi nella settimana dedicata all'attività delle nazionali. A Genova, Goran Pandev, negativo al tampone, è partito regolarmente per il ritiro della sua nazionale chiamata a disputare il play-off per Euro 2021: e si tratta, dettaglio significativo, di un esponente proveniente dal cluster di Pegli. Invece Chiellini e Bonucci, non sono partiti per Coverciano, sede del raduno azzurro, nel rispetto del famoso protocollo che adesso è stato disconosciuto dall'Asl di Napoli. A sorpresa, nel dibattito, oltre a virologi e politici (il prof. Pregliasco e il vice-ministro alla Salute Sileri tutti d'accordo con l'Asl di Napoli) è intervenuto Piero Sandulli, precedente famoso la sentenza su Calciopoli, presidente della Corte d'appello della Figc, uno dei due gradi della giustizia sportiva. Dopo aver tifato per una soluzione pacifica della vertenza, ha chiuso con una frase («la classifica non dev'essere decisa dal Covid») che ha il sapore di una predisposizione a propendere per il recupero della partita. Problema organizzativo, tra l'altro, questo non di poco conto poiché nel calendario intasato della serie A, l'unico spazio a disposizione può essere ricavato solo a febbraio 2021 visto che fino a dicembre Juve e Napoli saranno impegnate nelle rispettive coppe europee.

L'Uefa, da Nyon, ha fatto trapelare il suo disappunto per lo stravolgimento della propria norma in proposito (fino a un minimo di 13 giocatori disponibili, si deve giocare) e ha acceso i riflettori sul Napoli, chiamato dal calendario dell'Europa league a viaggiare in Spagna (San Sebastian) il 29 ottobre. I precedenti tra De Laurentiis e Ceferin, come noto, sono stati burrascosi. In vista del viaggio a Barcellona, per la sfida di Champions, il presidente del Napoli chiese più volte e inutilmente l'intervento dell'Uefa per trasferire quella partita in Portogallo.

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Commenti
Ritratto di 02121940

02121940

Mar, 06/10/2020 - 10:24

Il calcio italiano è in crisi, da tempo, ed il motivo sta nel fatto che le squadre che giocano in serie A ormai hanno giocatori quasi esclusivamente stranieri. L’Atlanta ne è l’ultimo esempio. Mi è capitato di rivedere in TV partite della Juventus del secolo scorso, i cui giocatori erano tutti Italiani e l’Italia era allora una delle squadre più forti d’Europa. Ora siamo undicesimi, forse.