Per la prima volta in quasi quattro anni la delegazione russa e quella ucraina si sono ritrovate allo stesso tavolo, insieme a quella americana. Il primo vero trilaterale dall'inizio del conflitto è stato, secondo tutte le parti in causa, positivo e costruttivo. Un segnale importante, al punto che funzionari Usa riferiscono che "non pensiamo di essere così lontani da un incontro Putin-Zelensky ma devono aver luogo altre discussioni". Un segnale certo non risolutivo visto anche quanto accaduto nella notte, con Mosca che ha colpito duramente Kiev e altre regioni ucraine. Nel mirino sono finite infrastrutture energetiche costringendo migliaia di persone al buio e al gelo, ma anche obiettivi civili, causando un morto e oltre 30 feriti di cui alcuni gravissimi. A Kharkiv colpiti anche il reparto maternità di un ospedale e un dormitorio dove vivevano gli sfollati. Non esattamente segnali di distensione.
Eppure quanto filtra da Abu Dhabi non è affatto negativo e già la prossima settimana è previsto un nuovo round di colloqui tra le parti dopo che è stato riscontrato un "clima costruttivo e positivo". "Il tema chiave sono stati i possibili parametri della fine della guerra - ha confermato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky - È importante che le conversazioni siano state costruttive". All'incontro anche l'inviato speciale Usa Steve Witkoff e il genero del presidente Donald Trump Jared Kushner, reduci dal summit con Vladimir Putin a Mosca, oltre a Josh Gruenbaum, recentemente nominato da Trump come consigliere senior del suo Consiglio di pace. Il nodo resta sempre lo stesso. Mosca vuole tutto il Donbass, senza se e senza ma, anche se controlla solo parzialmente la regione e sul campo è impantanata da tempo. Kiev rifiuta la possibilità, anche perché rappresenterebbe una sorte di tradimento all'orgoglio ucraino e ai suoi quattro anni di resistenza all'invasione. E, almeno per il momento, il compromesso sul tema sembra molto molto lontano.
Anche perché i raid russi sulle città ucraine non solo non si fermano ma aumentano d'intensità. Nella notte oltre 370 droni e 21 missili hanno colpito l'Ucraina. Terrore, vittime e il solito cinico obiettivo: impedire la vita quotidiana dei civili. Sarebbero ben 1,2 milioni le persone in Ucraina rimaste al buio e senza riscaldamento, quando le temperature sono arrivate a toccare i meno 12. Una situazione invivibile per i civili. Così, da una parte Putin mostra il suo volto da mediatore, dall'altra continua a ordinare attacchi sempre più feroci anche contro le zone residenziali. Non a caso il sindaco di Kiev Vitaly Klitschko ha invitato i residenti che possono trovare rifugio altrove di lasciare la città, come in 600mila hanno fatto nelle ultime settimane, anche se in serata la luce è parzialmente tornata sulla capitale.
Mosca ammette candidamente di aver bombardato pesantemente le città ucraine dicendo che "tutti gli obiettivi dell'attacco sono stati raggiunti. Tutte le strutture designate sono state colpite", omettendo come di consueto i raid contro edifici civili e ospedali e quartieri residenziali. Non a caso, il governo di Kiev è tornato a esortare i partner occidentali a non ritardare la consegna di batterie antiaeree, fondamentali per la difesa delle città.
"È essenziale che implementiamo tutto ciò che è stato concordato con il Presidente Trump a Davos in materia di difesa aerea", ha detto Zelensky confermando che il presidente gli ha promesso l'invio dei missili Patriot. Perché discutere di pace mentre si muore sotto le bombe è già di per sé una condizione inaccettabile.