Il naufragio in aula del blitz Casellati riapre le trattative. Già lite sulle donne e risale Mattarella

Nel sesto scrutinio nuova pioggia di voti per il capo dello Stato uscente: 336 su 600 presenti. Il flop della presidente del Senato impallinata in Aula dai franchi tiratori del centrodestra. Lo scetticismo di Pd, Fi e Iv sull'ipotesi Belloni

Il naufragio in aula del blitz Casellati riapre le trattative. Già lite sulle donne e risale Mattarella

Rieccolo. Ma non è Fanfani, è Mario Draghi, che torna a galla dopo l'affondamento a Montecitorio della corazzata Casellati, inabissata a quota 382 al quinto scrutinio, a 123 lunghezze dal quorum, a 60-70 voti dalla forza stimata del centrodestra, sotto la soglia minima fissata a 400. Il premier riemerge al termine di una giornata tesissima e densa, ruotata attorno al fallito crash test sulla presidente del Senato. Salvini lo incontra in segreto, ma poi pare stroncarlo: «Voglio una donna», dice, e Giuseppe Conte è d'accordo. Altri lo invocano, tanti ancora lo temono e lo osteggiano, mentre i due schieramenti ricominciano a trattare. Tutto fatto allora per SuperMario? No. Al di là dell'ostilità di gran parte dei parlamentari, sulla sua strada per il Colle c'è il problema del governo, del buco da riempire, del Recovery da incassare, del Covid da fronteggiare. Serve tempo, uno spazio in cui potrebbe inserirsi, forse, chissà, Pier Ferdinando Casini o qualche altro, tipo Elisabetta Belloni. Per non parlare di Sergio Mattarella, ormai apertamente supplicato, stravotato al sesto giro da 336 grandi elettori su seicento presenti. Una valanga. Lui, cercato dal Pd, non cede: per cambiare idea, fa sapere, serve una richiesta strutturata e un plebiscito nelle insalatiere. Più di sette anni fa.

Insomma, non ci facciamo mancare mai nulla, infatti in 24 ore succede di tutto. La scelta notturna di Matteo Salvini di forzare la situazione, lanciando Elisabetta Casellati. Lo scontro con il centrosinistra. Il flop alla prova dei numeri. L'ira di Giorgia Meloni, che chiede le elezioni anticipate. Il sesto inutile scrutinio, con il centrodestra astenuto e il centrosinistra che vota scheda bianca. Poi, dopo nuovi sussulti il negoziato che riprende, con un vertice a tre Conte-Letta-Salvini e con il leader del Carroccio che già in mattinata resta un'oretta a colloquio con Draghi. Un faccia a faccia riservato, che infatti si svolge in una traversa di via Veneto e non a Palazzo Chigi. Ottimista il segretario del Pd: «Stiamo ragionando sulle soluzioni per il dopo».

Quella della trattativa è una scelta obbligata dopo il naufragio Casellati, che nel primo pomeriggio resta al di sotto del numero dei grandi elettori di centrodestra, 453. Gli astenuti sono 406, 46 le schede per Sergio Mattarella, 38 per Nino Di Matteo, otto per Silvio Berlusconi, sette per Marta Cartabia e Antonio Tajani, sei per Casini, tre per Draghi e due per Elisabetta Belloni. Undici i voti dispersi, come le bianche. I franchi tiratori, secondo alcuni calcoli, sono 71: non sarebbero bastati comunque per vincere, ma sono sufficienti per accendere gli animi tra La Russa e Toti. Una contabilità che consiglia di evitare di riproporre il presidente del Senato alle 17.

Il più veloce a riannodare il filo dei rapporti è Giuseppe Conte, già sospettato dai suoi alleati di intendenza con il nemico e costretto ad accettare l'astensione, come forma di controllo. Poi Annamaria Bernini, capo gruppo al Senato di Forza Italia, annuncia ufficialmente: «Abbiamo avviato una trattativa con il centrosinistra». Subito si mette in moto Salvini, che cerca «un nome al di fuori dei partiti» e alle sei di sera entra negli uffici parlamentari del Pd e si intrattiene con Letta nella sala Tatarella. E dopo tocca al M5s. Ai suoi il segretario leghista spiega di «lavorare per dare all'Italia un presidente donna». Si parla di Elisabetta Belloni, che piace pure a Fdi, e di Marta Cartabia, ma per il Pd si tratta solo di un'operazione di disturbo, «un tentativo di dividerci». La Belloni, silurata da Fi, Renzi, una parte del Pd, invece trova il via libera di Conte, che dopo due anni di odio ora apprezza «la sensibilità di Salvini» e che addirittura ipotizza un derby a due tutto femminile.

La mediazione va avanti tra dispetti e diffidenze, tra depistaggi e segnali di fumo. Ma alla fine qualcosa sul fuoco sta bollendo, se i toni si sono addolciti, e se Salvini si vede per due volte con gli altri leader della maggioranza, segno evidente che si cerca una soluzione che ricalchi gli equilibri che sostengono l'esecutivo. L'incontro decisivo alle otto di sera, quando si prende atto che centrodestra e centrosinistra sono due minoranze costrette a confrontarsi. E mentre i partiti negoziano, a Montecitorio fa in scena la sesta puntata serale del rito del Colle. Non c'è pathos, non ci sono grandi attese: gli uni si astengono, gli altri depongono la scheda senza segni, Mattarella fa il pieno e si conferma come ipotesi in campo. Oggi alle 9,30 il settimo scrutinio: sarà quello decisivo?

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