Donald Trump chiude la strada della diplomazia e incoraggia i manifestanti iraniani a continuare a protestare, mentre la Repubblica islamica intensifica la repressione contro le più diffuse manifestazioni degli ultimi anni nel Paese. Secondo le stime di un gruppo per i diritti umani (Human Rights Activists News Agency, con sede negli Stati Uniti) circa 2mila persone sono state uccise dal 28 dicembre, mentre una fonte del ministero della Sanità di Teheran al New York Times riferisce di 3mila vittime, anche se continua a non esserci alcun bilancio ufficiale o indipendente e le cifre che circolano sui media discordano. La Cbs, ad esempio, cita due fonti iraniane sulla base dei dati che le organizzazioni di attivisti stanno compilando a fronte dei resoconti medici, secondo cui i morti "sono almeno 12mila e potrebbero arrivare fino a 20mila". Di "almeno 12mila manifestanti uccisi" parla pure l'Iran International, media di opposizione basato a Londra, precisando che molti sono "under 30". La stima del comitato editoriale si basa "su un'analisi esclusiva di fonti e dati medici" e la sua diffusione è stata "ritardata fino alla convergenza delle prove", spiegano, precisando che è stata fatta su un'analisi in più fasi di notizie da più fonti, "tra cui una vicina al Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale". Per Trump "ho sentito dire che si tratta di una quantità considerevole. Ma anche uno solo sarebbe già tanto".
L'Alto commissario per i diritti umani dell'Onu, Volker Turk, si dichiara "inorridito dalla repressione" delle proteste, definendo "inaccettabile etichettare i manifestanti come terroristi per giustificare la violenza contro di loro". Il presidente americano, invece, si rivolge ai "patrioti iraniani", esortandoli a "continuare a manifestare". "Prendete il controllo delle istituzioni - incita - Salvate i nomi di chi uccide e abusa, pagheranno un prezzo alto. Se impiccheranno i manifestanti ci saranno azioni molto forti. Ho cancellato tutti gli incontri con i funzionari di Teheran finché non cesserà l'insensata uccisione. Gli aiuti sono in arrivo. Come finirà per loro? Male, a me piace vincere". In serata poi, Trump ha lasciato Detroit per tornare alla Casa Bianca dove ha presenziato a una riunione d'emergenza sull'Iran, promettendo misure in tempi rapidi.
Secondo il Wall Street Journal alcuni alti funzionari dell'amministrazione, guidati dal vice presidente JD Vance, stavano cercando di convincerlo a tentare la via diplomatica prima di un'ulteriore escalation. Mentre il Pentagono, scrive il Nyt, sta presentando al comandante in capo una gamma di opzioni di attacco più ampia di quanto precedentemente riportato. Tra i possibili obiettivi, il programma nucleare iraniano, con azioni che andrebbero oltre i raid aerei di giugno, e i siti di lancio di missili balistici. Tuttavia le opzioni più probabili, secondo un funzionario Usa, sarebbero un attacco informatico o contro l'apparato di sicurezza interno, che sta usando la forza letale contro i manifestanti. Il dipartimento di Stato ha emesso un avviso urgente ai cittadini americani in Iran, invitandoli a "partire immediatamente", valutando anche la possibilità di muoversi via terra verso Armenia o Turchia. Secondo Bloomberg, il miliardario Elon Musk, sta offrendo la sua rete satellitare Internet Starlink gratuitamente agli iraniani, perché possano aggirare il blackout imposto dal regime da cinque giorni. Mentre secondo Axios nel weekend il mediatore Usa Steve Witkoff avrebbe incontrato l'ex principe ereditario iraniano in esilio, Reza Pahlavi.
Intanto, Trump ha annunciato l'imposizione immediata di dazi del 25% su tutte le merci provenienti dai Paesi che "fanno affari" con Teheran, mossa destinata a colpire grandi economie come India, Turchia e Cina. La misura fa parte della sua strategia di pressione contro il regime, ma rischia di riaprire fronti sensibili sul commercio globale e di incrinare equilibri già fragili. Inoltre, stando all'agenzia di intelligence iraniana citata da Al Jazeera, armi e ordigni esplosivi statunitensi sarebbero stati sequestrati a "membri di una cellula" che li avevano nascosti in diverse case del Paese. Funzionari di Teheran hanno già accusato Usa e Israele di aver inviato "agenti stranieri" per istigare alla violenza, non escludendo di ricorrere alla forza militare.
Mosca, tramite la portavoce del ministero degli Esteri, Maria Zakharova, spiega che "le minacce di Washington di attacchi contro l'Iran sono assolutamente inaccettabili".
E la Russia respinge categoricamente i tentativi sfacciati di "ricattare i partner stranieri dell'Iran aumentando i dazi commerciali". Da Pechino, invece, la portavoce del ministero degli Esteri Mao Ning, assicura che la Cina tutelerà "con decisione i suoi legittimi diritti e interessi" dopo le minacce sui dazi.