Netanyahu in isolamento. Contagi tra ultraortodossi

La comunità viola spesso le restrizioni

Anche il primo Benjamin Netanyahu finisce in quarantena. I'l capo del governo israeliano sta bene ma da ieri è entrato in isolamento dopo che una sua consigliera, Rivka Pauluch, che si occupa delle questioni degli ultraortodossi, è risultata positiva al Covid-19. Aveva incontrato il premier giovedì.

E a proposito di ultraortodossi, alcuni residenti del quartiere di Mea Sharim Gerusalemme hanno lanciato sassi contro una squadra sanitaria dei servizi d'emergenza del Magen David Adom (Mda) venuta per effettuare un test del coronavirus. Un volontario è stato ferito alla spalla e il parabrezza dell'auto di servizio è stato rotto, secondo quanto ha reso noto l'Mda. Il fatto avviene mentre aumentano in Israele gli episodi di tensione fra le autorità e una parte delle comunità ultraortodosse sul rispetto delle regole per il contenimento del contagio.

Nello stesso quartiere, quattro israeliani sono stati arrestati e una trentina multati per non aver rispettato le regole. Gli agenti hanno trovato «raduni con decine e centinaia» di persone nelle sinagoghe e case di preghiere. A oltre 25 ultra-ortodossi sono state fatte multe di 5 mila shekel (1.260 euro) mentre ad altri cinque contravvenzioni da 500 shekel (126 euro) per essersi spinti oltre 100 metri lontano dalle proprie abitazioni. Una casa di preghiera è stata chiusa per 30 giorni su ordine della magistratura. Contro i poliziotti sono volati insulti e parole come «nazisti» e «criminali».

Nel Paese cresce la tensione fra autorità e comunità ultraortodosse, per le continue violazioni delle direttive per fermare la diffusione del coronavirus. Ed è proprio fra gli haredi (timorati di Dio) che si trova almeno la metà dei contagiati, secondo dati ufficiosi dei media israeliani. La questione preoccupa il governo, tanto che si è deciso di allestire in alcuni alberghi degli speciali centri di quarantena per gli ultraortodossi, con un rigido rispetto delle prescrizioni alimentari e della separazione fra i sessi. Le famiglie degli haredi sono strettamente connesse, molto numerose e spesso abitano in case piccole di aree densamente popolate. In queste condizioni è molto difficile isolare chi ha sintomi lievi o deve stare in quarantena. Per questo si è pensato a speciali alberghi.

In Israele le vittime di coronavirus sono 16 e si è registrata la più giovane: un uomo di 58 anni con «condizioni pregresse molto significative». I casi di contagio sono circa 5mila.

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