Netanyahu vince ancora. Ma per governare la strada resta stretta

Dopo due anni rimane lo stallo politico. Decisivo Bennett. Si profila un quinto voto

Netanyahu vince ancora. Ma per governare la strada resta stretta

Ancora non è svanito l'incubo delle quinte elezioni, i conti cambiano ogni minuto in questa lunga nottata. Ma si può dire che Netanyahu ha fatto il salto in avanti di due seggi che aveva richiesto agli elettori. Ha raggiunto i 33 seggi, secondo Canale 13, rispetto ai 30 previsti dai sondaggi. Yar Lapid, il capo dell'opposizione, si deve contentare di 16 seggi. L'insieme dell'eventuale coalizione di Netanyahu sarebbe di 54 seggi anche se i suoi fossero solo 31, e se il capo di Yemina, la destra, che finora pendeva un po' verso l'opposizione, adesso tornerà a casa, Netayahu avrà i 61 seggi per il governo. Gli errori sono possibili dato che 600mila schede circa saranno esaminate nei prossimi giorni. I partiti a rischio soglia di sbarramento hanno in parte superato l'esame, fra loro lo storico partito laburista guidato da una donna, Meerav Michaeli, è arrivato a 7 seggi, anche Bianco e Blu di Gantz ha recuperato fino a 8 seggi, e Meretz, il partito radicale, ha portato a casa 7 mandati.

È la seconda volta che il Paese vota nell'era Covid, l'affluenza in genere è stata bassa, specie nel settore arabo, ciò che ha favorito i partiti piccoli diminuendo i voti necessari all'ingresso alla Knesset (sopra il 3,25%). Non c'è mai stata un'alternativa ideologico-politica: le accuse a Netanyahu, oltre all'incriminazione per corruzione giuridicamente fragile e usata come slogan primario e l'accusa del capo dell'opposizone Yair Lapid è di aver generato un'era «di oscurità e razzismo», sembrano essere state troppo astratte. Bibi è stato accusato di razzismo e persino di aver gestito male la crisi del Covid, causando 6mila morti. Alla cieca gli si è attribuita una visione bigotta e omofoba. Ma quando è andato al Muro del Pianto, pure i rabbini Ashkenaziti hanno indicato Betzalel Smotrich, il capo del Partito religioso sionista di destra come l'uomo da votare. Bibi è rimasto laico, non ha toccato le leggi, non risulta abbia pregiudizi sugli arabi, non ha mai fatto guerre, anzi ha fatto la pace con quattro Paesi islamici e l'economia si è salvata nella sostanza. E coi vaccini ha vinto la pandemia.

La coalizione intorno a lui si è mostrata più rassicurante perché sembra un corpo capace di collaborare in modo stabile basandosi sulla cultura della tradizione ebraica laica o religiosa, e sulla sicurezza antiterrorista. La destra che unita dall'inizio avrebbe formato una coalizione stabile è stata erosa interno dall'antagonismo a Bibi. Così Gideon Sa'ar, con la kippah in testa e una forte propensione ad annettere i Territori, con la sua Nuova Speranza ha mirato a un governo con la sinistra di Yair Lapid, è caduto a 5 seggi. Il capo dell'opposizione di «C'è un futuro» Avigdor Lieberman, capo del Israel Beitenu, il partito di russi decisamente conservatore, antiarabo e antireligioso, da 5 e passato a 8 azzeccando probabilmente l'antipatia per i religiosi che ignoravano le indicazioni anti Covid.

Bennett, il capo addirittura di Yemina (la destra), che tuttavia pur di prendere il posto di Bibi si è tenuto sul vago, facendo immaginare una coalizione con una rotazione a tre: Lapid, Sa'ar, Bennet e proponendosi come premier in una coalizione di destra, ha preso solo 7 seggi. Adesso vedremo se sarà più disponibile a tornare a casa.

La fragile maggioranza di 61 è così labile che anche basta un movimento notturno, uno spostamento dovuto alle «doppie buste», che tutto cambia di nuovo. Il grande fronte anti Netanyahu è certamente ancora più agguerrito, cercherà gli errori, ed è probabile anche che da domani riempia di nuovo le piazze, specie quella davanti alla casa di Bibi. Quando le acque si saranno placate il presidente Reuven Rivlin comincerà le consultazioni, e qui non saranno poche le voci che a meno di un risultato netto, suggeriranno Lapid per formare il governo. Le prossime ore, ci diranno.

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