Niente febbre il sabato sera. Tutti a ballare col green pass

Il 5 giugno test per 2mila persone a Gallipoli, in Puglia. E al Fabrique di Milano il primo esperimento al chiuso

Niente febbre il sabato sera. Tutti a ballare col green pass

Da destra a sinistra, da sinistra a destra. Come la ola, centomila mani che si alzano al cielo. La ricordiamo tutti, o quasi, la discoteca. Quanto ci è mancata. Le luci che si spengono. Il vocalist che parte. La musica che inizia. Sempre più forte. Erano i tempi di Paolo Cecchetto, Marco Cordi, dei violini di Igor S e Lady Brian. Quelle luci che saltavano come farfalle su quello sciame di gente, all'aperto, dentro le feste, le serate. Sembra un'altra vita. Ma tornerà. Tornerà anche questa. Il 5 giugno a Gallipoli al Praia, qualora si dovesse avere il via libera da parte della Regione, ci sarà il primo esperimento. Ci saranno 2mila anime che entreranno in discoteca all'aperto, solo con il green pass e all'uscita dovranno sottoporsi a un tampone. La proposta arriva dal Silb Fipe, l'associazione italiana di imprese di intrattenimento di ballo e spettacolo.

A Milano invece, sempre previo disco verde, l'esperimento sarà al chiuso. Il primo in Italia. Il protocollo prevede che il green pass, che attesta o l'avvenuta vaccinazione o il referto negativo di un tampone eseguito almeno 36 ore prima o la guarigione dal Covid, sia d'obbligo, così come la mascherina, ma sparisce il distanziamento. «Quelle che qualcuno chiama volgarmente discoteche - dice Maurizio Pasca, presidente Silb Fipe al Giornale - sono chiuse ininterrottamente da 14 mesi. È un settore ormai collassato con il 30% che ha chiuso definitivamente e il 40% che rischia di chiudere se non dovessimo riaprire quest'estate». Il protocollo sarebbe stato stilato con il virologo Antonio Cascio e sarebbe stato sottoscritto, giura Pasca, dai virologi Pierluigi Lopalco e Matteo Bassetti. «Questo sulla falsa riga degli altri Paesi europei - dice Pasca - che sono sempre più avanti di noi». È successo in Olanda, in Spagna, in Inghilterra. A Londra lo scorso primo maggio si erano dati appuntamento in tremila dentro la discoteca Circus. «Questa proposta è fatta per poi riaprire», spiega Riccardo Tarantoli, presidente Silb Firenze. Il suo locale, uno dei più famosi della città fiorentina, il Red Garter, in piedi dal 1962 e ora aperto anche a Barcellona, in 15 mesi è stato aperto 45 giorni. Ma l'85% delle discoteche è chiuso dal 23 febbraio 2020. «Non possiamo più aspettare», dice Tarantoli. L'idea è quella che se gli esperimenti dovessero funzionare, si proceda alla riapertura delle sale da ballo con il green pass d'obbligo. «La strada è dimostrare di essere vaccinati - dice Franco Polato, presidente Silb Fipe Venezia - di sicuro non vogliamo passare come untori come l'anno scorso. Riapriamo in sicurezza ma da noi alcune regole sono incompatibili con il nostro lavoro. Anche se fai entrare metà persone, alla fine andranno tutte in pista o al bar». «Noi faremo lo stesso identico esperimento a San Marino il 12 o il 19 giugno. Apriamo questo test a chiunque, italiani e straniri», spiega al Giornale Tito Pinton, il titolare del Muretto, una delle discoteche più famose del litorale veneto e di Musica Riccione.

«Siamo stati i primi a chiudere e saremo gli ultimi a riaprire - dice Massimiliano Francescato, titolare del Night&Day nel veneziano - La via è dimostrare di aver fatto il vaccino senza mettere ulteriori restrizioni, stiamo parlando di sale da ballo». Quelle sale dove potremmo tornare a sentire i violini che pompano nelle casse. Da destra a sinistra. Centomila mani che si alzano al cielo.

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