Al Nobel disastro sventato Il premier etiope batte Greta

Ahmed Alì Abiy, è scampato a un attentato, ha fatto diventare verde l'Etiopia e finito la guerra con l'Eritrea

Greta Thunberg dovrà continuare a studiare per ottenere il Nobel per la Pace, per buona pace (è il caso di ripeterlo) dei suoi sostenitori sparsi ai quattro angoli del pianeta. Da ieri in cattedra è salito un giovane politico africano, il 43enne Ahmed Ali Abiy, scelto dal comitato norvegese, si legge nel tweet, «per i suoi sforzi atti a raggiungere la pace e la cooperazione internazionale, e in particolare per la sua decisiva iniziativa per risolvere il conflitto di confine con la vicina Eritrea». Abiy è il primo ministro dell'Etiopia, nazione del Corno d'Africa che sta vivendo un boom economico senza precedenti, ma è soprattutto l'uomo che ha promosso la riappacificazione con l'Eritrea, contro la quale c'era una guerra che andava avanti dal 1998.

Chi è stato almeno una volta ad Addis Abeba sostiene che questa città abbia il potere di incollarsi addosso al viaggiatore come una seconda pelle. L'adesivo virtuale è una mistura di corsa dei bambini, di terra rossa, di corpi sudati e di religione Rastafari, professata da Bob Marley. Se la si osserva sotto un aspetto più pratico e meno onirico emerge uno spaccato sorprendente. Mentre l'Italia ha chiuso il 2018 con un poco incoraggiante 0,9% alla voce Pil, l'Etiopia, che nel 1936 era stata annessa dal generale Badoglio all'impero fascista, ha risposto con un +8,2%. Roba da Cina e India, da potenze economiche in rapida ascesa. La nuova Etiopia è tutto questo e anche qualcosa di più. Da ieri è anche la patria di un uomo che ha ottenuto il prestigiosopremio mettendo in riga aspiranti illustri: da Greta appunto, passando per Angela Merkel e papa Francesco. Nel suo Paese ha avviato importanti riforme per dare a molti cittadini la speranza per una vita migliore e un futuro più luminoso. Come primo ministro, Abiy ha cercato di promuovere la riconciliazione, la solidarietà, la giustizia sociale, senza tralasciare i temi ambientali. Non a caso lo scorso 29 luglio ha piantato personalmente uno dei 10 miliardi di alberi che ha deciso di disseminare lungo tutta l'Etiopia per far fronte al riscaldamento climatico.

Quello che il Financial Times aveva definito nei mesi scorsi un incrocio tra Che Guevara e il presidente francese Emmanuel Macron è diventato premier dell'Etiopia il 2 aprile 2018, dopo aver già ricoperto il ruolo di ministro della Scienza e della Tecnologia. La sua è una famiglia mista, metà cristiana e metà islamica. Dopo la laurea in ingegneria informatica ad Addis Abeba, ha proseguito i suoi studi all'Università di Greenwich a Londra e poi ha ottenuto un dottorato in risoluzione dei conflitti. A lui si deve un profondo rinnovamento dello Stato, a cui ha lavorato sin dai primi giorni del suo insediamento: ha fatto scarcerare migliaia di prigionieri politici, legalizzato i partiti d'opposizione, allentato la censura e denunciato l'uso della tortura da parte dei servizi di sicurezza. Non tutti hanno preso bene la sua voglia di cambiamento: il 23 giugno del 2018 è stato anche vittima di un attentato, rimanendo illeso nell'esplosione di una granata (durante un comizio) che ha provocato il ferimento di 83 persone. «A chi cerca di dividerci voglio dire che falliranno», disse poco dopo l'attentato.

Oggi il Premio Nobel non solo unisce l'Etiopia, e dedica il premio a tutto il continente nero, ma potrebbe generare un percorso virtuoso in Africa.

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Commenti
Ritratto di GiovanniBagheria

GiovanniBagheria

Sab, 12/10/2019 - 20:23

La guerra e la pace si fanno in due. Perché uno solo dei due firmatari del trattato è stato premiato e l 'altro no? Ok il presidente eritreo è un dittatore con molti peccati da scontare e capisco. Ma premiandolo pure non si sarebbe contribuito a favorire un'apertura del regime nazional comunista di Asmara?

stefi84

Sab, 12/10/2019 - 20:57

Finalmente un premio Nobel assegnato a una persona che merita, rivalutando così il premio stesso. Non sarebbe stato così se lo davano a Greta.

Ritratto di GiovanniBagheria

GiovanniBagheria

Dom, 13/10/2019 - 15:13

Nell'articolo non si cita il sanguinoso e strano tentativo colpo di stato tentato a giugno scorso. Ci furono un centinaio di morti. Alcuni dei presunti golpisti sarebbero stati "giustiziati" senza processo. Ero ad Addis Abeba per lavoro in quei tragici giorni.