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Stefano Bonaccini: "Non basta dire no a Meloni per vincere alle Politiche"

Il presidente del Pd, Stefano Bonaccini: "La sinistra non sa più parlare al popolo. Dobbiamo unirci in un programma per l'Italia"

Stefano Bonaccini: "Non basta dire no a Meloni per vincere alle Politiche"
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Stefano Bonaccini, 59 anni, presidente del Pd, parlamentare europeo.

Le è piaciuto l'intervento di Giorgia Meloni al Parlamento?

"Non molto".

Qualcosa le è piaciuto?

"Sì, mi è piaciuto che ha sgombrato il campo dalle ipotesi di rimpasti, rimpastini e alchimie politiciste. Io penso che chi riceve un mandato popolare per governare poi debba andare fino in fondo".

Invece cosa non le è piaciuto?

"Meloni aveva l'occasione per parlare al Paese. Invece ha preferito parlare alla propria parte".

Per parlare al Paese cosa avrebbe dovuto fare?

"Ammettere qualche errore di questi anni, rispondere sulle mancate promesse, e riflettere sull'esito del referendum".

Quali sono i problemi del governo?

"Ne vedo tre. Economia, sanità e sicurezza".

Quindi grandi prospettive per il centrosinistra?

"Tra un anno e mezzo, se non sbaglia tutto, il centrosinistra può vincere le elezioni".

L'ex ministro Orlando ha detto in una intervista al Giornale che per la sinistra, dopo la vittoria del No al referendum, c'è il rischio della "boria di partito".

"Ho letto quell'intervista. Orlando pone un tema giusto e vero. Guai a immaginare che il risultato del referendum, persino insperato, coincida con l'idea del centrosinistra vincente. In quel voto ci sono anche fattori che non c'entrano con noi".

Però il Pd ha pesato?

"Certamente c'è un merito del partito democratico e della sua segretaria, la quale, in tempi nei quali molti dicevano meglio stare lontano dal referendum, ha invece deciso di gettare tutta la forza sua e del partito per sostenere il No. Quando lo ha fatto tutti i sondaggi dicevano che il Si era in netto vantaggio. Ma in politica le battaglie si fanno anche per ragioni di principio, non per seguire un sondaggio. E Schlein ha fatto bene. Infatti l'elettorato del Pd è stato il più compatto tra gli elettorati dei partiti".

Ora cosa deve fare il campo largo?

"Una cosa non dobbiamo fare: metterci a parlare di nomi e cognomi e non di contenuti, come spesso ha fatto il Pd in passato Ai cittadini interessano i contenuti".

E quindi?

"Quindi mettere insieme le opposizioni. Compreso Calenda. Perché la legge elettorale, qualunque sia, premia la maggioranza. E non possiamo ripetere l'errore del 2022 quando la sinistra si presentò alle elezioni divisa in tre".

Uniti contro Meloni?

"No, non ci possiamo solo unire contro. Dobbiamo unirci su un programma per il futuro dell'Italia".

E il leader?

"Credo che si voterà in autunno del '27. Abbiamo almeno un anno davanti. Una volta definito il programma sceglieremo anche il leader".

Con le primarie?

"Vedremo. Non è che io escludo lo strumento delle primarie. Però con un patto: chi perde sta con chi vince. Senza dividersi. Sennò le primarie rischiano di diventare un elemento di frattura".

Meloni è stata molto autorevole in politica estera.

"Troppo accondiscendente a Trump".

Pare però che Conte abbia un filo diretto col Tycoon

"Io credo che con gli Usa l'Italia deve avere sempre un rapporto. Il problema non è l'America, è Trump. Io dico che Bush e Reagan si stanno rivoltando nella tomba, assistendo a quel che fa Trump".

Mi dica una cosa: come mai il popolo vota a destra e i quartieri ricchi votano a sinistra? Cosa è successo?

"È avvenuto in tutto l'occidente. Brexit, primo e secondo Trump, estrema destra in Francia e Germania. Votano a destra le periferie, le persone meno ricche e meno istruite".

Cosa deve fare la sinistra per risolvere questo problema?

"Deve essere più popolare, deve parlare un linguaggio che sia capito dal popolo. E deve rivolgersi a tutti. Noi in Emilia lo facciamo, forse per questo vinciamo quasi sempre".

Scriverete un programma di governo comprensibile?

"Sì, e deve essere di poche pagine, non un trattato".

È vero che c'è una fronda nel Pd dei vecchi contro la Schlein?

"Penso proprio di no.

Credo di avere dimostrato che tra noi possiamo avere anche alcune differenze, ma che l'avversario è a destra e noi siamo della stessa famiglia. Io, che sono stato l'antagonista della Shlein alle primarie ritengo di avere qualche merito se oggi il Pd è più unito".

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