Non sarà la paghetta a salvare le pensioni

L'idea di una "istruzione finanziaria obbligatoria", per usare le parole di Carsten Linnemann (segretario della Cdu), è paradossale

Non sarà la paghetta a salvare le pensioni
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Sta facendo discutere la proposta del governo tedesco di Friedrich Merz (sostenuto da socialisti e democristiani) di attribuire a ogni bambino tra i 6 e i 18 anni una "paghetta" di 10 euro, che dovrà essere investita in un fondo azionario vincolato (quelle risorse, infatti, saranno disponibili solo al raggiungimento dell'età pensionabile).

Il progetto punta a educare i giovani al risparmio, obbligandoli ad avere un accantonamento parallelo rispetto al sistema pubblico. L'idea è costringere le nuove generazioni a considerare la pensione anche come un problema da gestire in prima persona, dato che una volta maggiorenni se lo vorranno potranno continuare a rafforzare questo "secondo pilastro" individuale.

In sostanza, in Germania si sta prendendo atto che la pensione statale è vicina al fallimento. La ragione sta nel fatto che, secondo la logica del "sistema Ponzi", entro i sistemi a ripartizione i contributi versati dai lavoratori oggi attivi sono utilizzati per pagare le pensioni a chi è già in quiescenza. Per giunta, la demografia è spietata: in Germania entro il 2036 lasceranno il lavoro circa 20 milioni di persone, a fronte di soli 12,5 milioni di giovani lavoratori.

Al di là delle buone intenzioni, la proposta tradisce però molti limiti. L'idea di una "istruzione finanziaria obbligatoria", per usare le parole di Carsten Linnemann (segretario della Cdu), è paradossale. Una vera educazione alla gestione del risparmio implica libertà e responsabilità, oltre che il saper scegliere dove investire e quanto. Se tutto viene pianificato dal governo, ci si muove su un altro terreno.

Per giunta, quei 10 euro non cadranno dal cielo, ma verranno dalle tasche dei cittadini. Si tratterà, alla fine, di un'ulteriore voce di spesa che il contribuente tedesco dovrà sostenere: proprio ora che la locomotiva tedesca è in gravi difficoltà e, come nel resto dell'Europa (si pensi alla Francia), si pagano le conseguenze di decenni di spesa pubblica fuori controllo.

Ovviamente, se si guardano i conti previdenziali nel loro insieme, non è certo questa una misura che possa portare i tedeschi fuori dal guado. Per farlo bisognerebbe avere il coraggio di rovesciare il sistema attuale, ma ciò esige un coraggio che in tutta Europa non ha davvero nessuno.

Nessuna sorpresa: Merz (nella foto) rimane di fondo uno statalista.

Forse ha intuito che la previdenza pubblica è al capolinea, ma è privo di quei principi che potrebbero permettergli di voltare pagina. E allora la paghetta ai ragazzini è una poco più di cortina fumogena, che rischia di nascondere i veri problemi.

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