Sono nata e cresciuta a Teheran, in una famiglia del ceto medio-basso. Ho lasciato l'Iran solo sette anni fa. Non ho letto della brutalità della Repubblica islamica: l'ho vissuta. La povertà, la paura, il furto del nostro futuro per finanziare il terrorismo all'estero. Mio padre fu escluso dall'università per essersi opposto al regime subito dopo la Rivoluzione culturale degli anni Ottanta. Fu imprigionato e torturato nelle carceri della Repubblica islamica. Tutto ciò che oggi vedete nei notiziari, noi lo abbiamo attraversato sulla nostra pelle.
Dunque sì, sta a voi scegliere a chi credere: a me, una donna iraniana con un'esperienza vissuta, oppure a Bushra Shaikh, una donna pakistana che vive comodamente in Inghilterra e passa le sue giornate a diffondere propaganda islamista da una posizione di totale sicurezza.
L'insurrezione in Iran non è un "momento". È il rifiuto di 47 anni di oppressione. 47 anni di teocrazia islamica. 47 anni di arresti, torture e omicidi, persino di ragazzi di quindici anni.
È il rifiuto del fondamentalismo islamico imposto con la forza.
È il rifiuto della cancellazione sistematica della nostra cultura, dei nostri simboli, della nostra identità.
È una lotta per riconquistare dignità e orgoglio nazionale.
È dire basta a un sistema che ruba le nostre risorse per riversarle nel terrorismo invece che in scuole, acqua e prosperità. È la fine dell'odio artificiale costruito contro il mondo libero.
È una battaglia per diritti elementari: contro la scarsità d'acqua, il collasso ambientale, i laghi prosciugati, la corruzione e un'incompetenza sconvolgente.
È la rivolta contro una povertà schiacciante in un Paese che galleggia su petrolio e gas. Soprattutto, è la volontà di rovesciare un regime islamico terrorista: la Repubblica islamica.
Ancora una volta, la scelta è vostra: credere a una donna iraniana che è sopravvissuta a questo sistema, oppure a chi osserva dall'Inghilterra, tifando per la stessa ideologia che per decenni ha distrutto l'Iran e oggi sta soffocando anche il Regno Unito.