La prima regola della propaganda e della dialettica russa è stata rispettata in pieno: negare. Negare sempre, anche l'evidenza. Non è un nostro drone, vedremo, chissà. Intanto si prende tempo, il caos internazionale cala e poi si vedrà. Ma intanto, visto l'abituale modus operandi di Mosca, i dubbi sono molti. Il drone russo finito su un palazzo di Galati, in Romania, è stato in incidente. Ma in buona parte anche un test con cui la Russia ha potuto valutare e prendere coscienza delle capacità di risposta dell'Europa e della Nato a un eventuale attacco reale. Un test in buona parte fallito. Perché al di là delle sguaiate quinte colonne di Mosca sparse qua e là, la reazione è stata immediata e anche piuttosto dura. Sia sul piano militare, con i caccia Nato che si sono alzati in volo in pochissimi minuti, sia da quello dialettico con la condanna unanime delle istituzioni occidentali. La Romania è Europa. È Nato. E quanto è successo non può essere derubricato a evento casuale.
Uno scenario grave e preoccupante che però, alla luce dei fatti, non rappresenta la tanto temuta e invocata (dal Cremlino) escalation. Si tratta dell'ennesimo episodio che dimostra come la realtà del conflitto in Ucraina sia ben diversa da quella che Mosca cerca di veicolare. La Russia è in difficoltà come forse mai prima d'ora. Sul campo è impantanata, per la prima volta dal 2022 non riesce ad avanzare ma, anzi, perde terreno anche se in maniera non significativa. Kiev ha rialzato la testa e colpendo in profondità le infrastrutture energetiche accentua una crisi economica che ormai nemmeno dalle parti del Cremlino negano più. Uno scenario potenzialmente positivo per la fine della guerra ma anche estremamente pericoloso.
Se Mosca ammette, pur se non pubblicamente (non accadrà mai) che i suoi obiettivi sono falliti, può arrivare al tavolo delle trattative su posizioni meno intransigenti. Se al contrario, sentisse il terreno mancare sotto i piedi, allora sì che il rischio escalation, con azioni fuori controllo qua e là, potrebbe materializzarsi. Serve, dunque, equilibrio. Aspettarselo dalle parti in causa è quasi impossibile.
Obbligatorio quindi che Putin, ma anche Zelensky, vengano incanalati sul binario giusto. L'Europa non può farcela. La Nato può provarci. Ma, pur nei suoi repentini cambi d'umore, l'unico che al momento può recitare la parte principale è Donald Trump. Piaccia o no. Il futuro del conflitto passa da lui.